giovedì 8 gennaio 2009

Se un giorno d'inverno un giornalista a Palazzo Chigi

Se un giorno d'inverno un giornalista a Palazzo Chigi dovesse andare alla toilette, non sarebbe impresa facile.

Sotto l'ormai consueta pioggia romana, questa mattina sono andata a Palazzo Chigi per seguire una conferenza stampa dell'On. Brambilla.
Hai presente quella bella sala bianca, da cui il Presidente Berlusconi parla ai giornalisti, quando non lo fa per strada? Ecco, ero lì, a sentir parlare di protocolli d'intesa e sviluppo economico, mentre il freddo ed il thé mattutino mi creavano un'imbarazzante urgenza liquida.
Finita la conferenza il mio unico pensiero aveva le pareti piastrellate.

Ci si immagina che la sala stampa e l'area stampa di Palazzo Chigi siano stanze comode, grandi, dove giornalisti e fotografi possano muoversi con grazia istituzionale: macchè, gli spazi sono ridotti al minimo, ci vuol nulla per creare confusione. Confusione che s' è puntualmente creata mentre noi stampa si aspettava il testo del protocollo.
Così i miei pensieri piastrellati si erano anche protocollati, ma spinta dal bisogno impellente mi affannavo nella confusione alla ricerca degli omini stilizzati che segnan la via: niente. I tanto celebrati commessi a cui chiedere? assenti, o meglio, sprofondati nella mischia protocollare. Guadagno l'ingresso, dove mi dicono che le agognate piastrelle sono oltre la confusione di fogli e corpi, "dietro la porta specchiata, e per entrare devi premere un pulsante", mi specificano.
Mi ributto nella mischia, la supero, arrivo alla porta specchiata, cerco il bottone e... ne trovo dieci di bottoni. Con occhio vitreo e indice pensante sull'angolo della bocca, suscito la pietà di un collega che lavora lì, nella postazione Ansa: "il bottone è questo, ma per il bagno delle donne serve la chiave per chiudere la porta- mi dice lui gentile-, guarda la trovi lì", ed il suo dito conduce il mio sguardo nel centro della confusione di foglie e corpi. Così, prima di conquistare le piastrelle devo estrarre la chiave dalla mischia: ok, vado, mi butto, allungo il braccio, e conquisto la chiave.

La porta specchiata si apre miracolosamente al premere del bottone, entro nei miei desideri piastrellati, dimentichi del protocollo e ... trovo due porte. Una per uomini e l'altra per donne, sì ma quale delle due è per me? non ci sono indicazioni. Forse perché era la porta più vicina, forse perché l'aria di governo è contagiosa, fatto stà che mi son infilata nella porta di destra. Ho chiuso la porta dietro di me e ... c'era già una chiave nella toppa.
Vedi? faccio bene io quando dico: nel dubbio sempre a sinistra: mi sono ritrovata nelle piastrelle sbagliate, con una chiave inutile in mano. Pazienza: il vaso è colmo in tutti i sensi.
Uscita dalla porta specchiata la mischia s'era dileguata: il protocollo era stato distribuito, e una collega gentile ne aveva preso uno anche per me, che rimettevo a posto l'inutile chiave.

Se un giorno d'inverno un giornalista a Palazzo Chigi non vuole andare alla toilette, che non bevesse thé a colazione.

2 commenti:

Giovanni ha detto...

mi dispiace per te,
ma sono felice che almeno per queste urgenze i senatori siano portati a soffrire...
giovanni trimani

Marianna ha detto...

Il dramma, caro giovanni, è che queste urgenze capitano solo a noi... ;- )