mercoledì 26 dicembre 2012

Femminicidio: l'autocritica che non c'è

Al 24 novembre scorso sono state 113 le donne uccise in Italia solo quest'anno. E 73 di loro sono morte per mano di compagni o fidanzati.

E' questo l'unico dato che mi viene da dire, commentando il manifesto di Don Corsi, da lui affisso nella sua chiesa in Liguria. Il manifesto è un articolo scaricato dal sito Pontifex, in cui in sostanza si dice che noi donne si debba fare autocritica, perché le aggressioni sono colpa dei nostri abiti succinti, dei nostri gesti ammiccanti, che magari sono solo una nostra sensualità innata... Ma non è colpa dell'assenza di rispetto e amore per noi donne. E' colpa nostra, come nel Medioevo, epoca ricca di d'arte e cultura, dove però la paura delle donne era fondante della società stessa...

Non è -e non può essere- una minigonna con tacco 18 l'alibi per un'incapacità tutta maschile nel frenare i propri istinti e le proprie frustrazioni, la spiegazione sulla violenza alle donne, la motivazione del femminicidio. Anche perché, francamente, mi risulta difficile immaginare una casalinga nell'atto di mandare al marito improponibili messaggi a sfondo erotico, tali da farsi massacrare di botte. Mi viene di più da immaginarla nell'atto di chiedere la separazione...

Ma va bene, proviamo a farla questa autocritica, ammettendo che a volte usiamo il nostro corpo, esattamente come la società maschilista in cui viviamo ci ha insegnato a fare, ok... ma l'autocritica maschile quando sarà invocata dai preti?

Ad ogni modo, mentre l'articolo scatenava un putiferio, questa mattina vicino Bordighera, non troppo lontano dalla chiesa di Don Corsi,  tale Santino ha ucciso a fucilate moglie e cognata, tentando poi il suicidio.

Don Corsi, per caso, secondo lei, Santino avrà scoperto le due sorelle in atteggiamenti saffici e incestuosi?

mercoledì 5 dicembre 2012

A Ballarò Landini provoca, Polillo offende

Ieri sera Ballarò è stato illuminante: grazie alla lite tra il sottosegretario all'Economia, Polillo, e il segretario generale di Fiom, Landini, ho capito che i componenti del nostro governo non stimano gli italiani (e chissà, forse ho scoperto l'acqua calda).

E' cominciato tutto sul far di fine trasmissione, quando Landini ha letteralmente sbroccato, cominciando a chiedere conto su alcune questioncine, tipo la Fiat: 'E che lo viene a dire a me?', (e a chi dovrebbe?) snerva Polillo sulle prime, ma poi il Landini rabbioso gli fa cadere la maschera: 'In Germania lavorano' offende. Apriti cielo e guarda il video:

http://www.youtube.com/watch?v=jKY_Th0c-I8#

E' vero: il pubblico non brilla per impegno e solerzia... ma non tutto, però: posso dare qualche nome di impiegati statali veramente bravi.

Ad ogni modo, il mio punto è che se fino a ieri sera pensavo che le infelici uscite della signora Fornero fossero espressione di personale ingenuità, ora sono convinta che i nostri italianissimi tecnici schifino il popolo cui appartengono. E questo spiegherebbe perché, citando Valentini di Repubblica (sempre ieri a Ballarò), 'il governo tecnico ha fatto errori tecnici': parrebbe che secondo loro non ci meritiamo soluzioni giuste a problemi ingiusti.

Mi chiedo quando saremo capaci di dimostrare che si sbagliano.

lunedì 3 dicembre 2012

Primarie PD: la Fiducia nell'Esperienza


"Era giusto provarci, è stato bello farlo insieme. Grazie di cuore a tutti!": così Matteo Renzi ammette la sua sconfitta alle primarie.

Non sono renziana, eppure (e) nonostante, mi si dica che non sia un buon sindaco, non m'era dispiaciuta la sua logica. Ero certa che Vendola non ce l'avrebbe potuta fare, ma ero anche certa che il sofferente popolo della sinistra volesse veramente cambiare.

E invece l'italiano di sinistra si dimostra ancora spaventato dai cambiamenti, fedele a una bandiera così sbiadita da non essere neanche più rosa pallido, ma grigio smog.

Ad ogni modo ora -quasi- tutti danno Bersani come prossimo Presidente del Consiglio, ma non fanno i conti col Grillo furioso: siamo proprio sicuri sicuri che quel quasi 40% di Renzi rimanga nel PD? Siamo proprio proprio sicuri che non vada a protestare in un 5 stelle lusso, che a quel punto non si fermerebbe più? Se così fosse, poi sì che ridiamo: la politica non può essere una professione per farsi tante belle case, ma un mestiere che serva la comunità: necessita d'esperienza, come tutti i mestieri. 

Ma la fiducia nell'esperienza e il timore di cambiare, paradossalmente, potrebbero produrre proprio quei cambiamenti che tanto hanno cercato di scansare i sinistroidi in cerca di sicurezza: la percentuale totale degli italiani insoddisfatti è così alta, che prima o poi il cambiamento sarà un fatto. E' il come si cambierà che farà la differenza.

Poi c'è sempre l'incognita della futura collocazione di Monti, ma questo è un altro post... insomma, in attesa del giorno del giudizio elettorale, non posso fare altro che annotare l'amara ironia del sindaco rottamato: intervistato da Mentana ha detto: "La battuta più cattiva me l'hanno fatta su Twitter: finalmente Renzi ha fatto una cosa di sinistra: ha perso".

giovedì 15 novembre 2012

Decima: il Tevere Esonda dai Tombini

Per Roma il 2012 non sarà solo l'anno della grande nevicata, ma anche quello del Tevere che uscì dai tombini di un suo quartiere, Decima.

E' iniziato tutto ieri, nel primo pomeriggio, quando sulla strada asciutta di via Camillo Sabatini, s'è formata una grande pozzanghera, all'altezza della scuola media. 'Strano -ho pensato quando l'ho vista-, ieri non c'era, e da domenica non ha più piovuto'. Senza pensarci troppo ancora, ho proseguito nelle mie commissioni. Ma alle 19,30, andando via da Decima, capisco che c'era qualcosa che seriamente non andava: il giardinetto ribassato sotto casa mia era diventato una palude urbana, con i gradini che scomparivano nella melma e la pozzanghera sulla via, era diventata una piscina di almeno 15 cm. Poi, in serata su Facebook ho letto, da Mario il meccanico preferito, che i garage e le cantine dei palazzi del Torrino Sud s'erano invasi d'acqua. 

Insomma era una certezza: il Tevere, che pure ha tracimato nelle campagna sul lato destro del fiume, non è arrivato fisicamente nel quartiere, ma lo ha invaso tramite le fognature e quindi i tombini. Una cosa del genere non era mai successa nei 50 anni di vita di Decima. Ma il bello doveva ancora arrivare.

Infatti questa mattina Paolo il dirimpettaio mi avvisa che Decima è tutta sott'acqua. Allora parto da casa della genitrice, munita di macchina fotografica e vado a vedere la situazione.

Alle 11 molta acqua era defluita, ma molta c'era ancora. Via C. Sabatini direttamente chiusa, dall'incrocio con via R. Chiesa, impraticabile in più punti, ma aperta al traffico, come pure via M. Mona, nonostante sembrasse un fiume; mentre largo F. De Gregori pareva una piscina comunale...

In tutto ciò, oltre a inermi Vigili Urbani, non c'era nessuno: né pompieri, né protezione civile. Perché, mi diceva Mario il meccanico preferito, che i pompieri hanno detto che sarebbero intervenuti solo se ci fossero stati cristiani  in seria difficoltà: anche a pompare via l'acqua, non si sapeva dove espellerla; stesso impedimento spiegato dalle imprese private di spurgo. Insomma tutti a guardare la marea fangosa e male odorante che saliva dai tombini, senza che nessuno della Protezione Civile provvedesse a metter su delle passerelle per camminare... niente, solo qualche cittadino volenteroso ha piazzato blocchettini di mattoni per fare un piccolo camminamento instabile...

Insomma ancora una volta Decima è stata abbandonata a sé stessa. Avranno pensato che tanto l'emergenza sarebbe rientrata in giornata e che tutti vecchietti che abitano la zona si sarebbero arrangiati. E così vedevi ragazze con gli zaini che davano la mano ad arzille vecchiette, mentre queste, con borsa della spesa ricolma al seguito, si avventuravano a salire sui muretti per accedere ai portici: unici luoghi asciutti del quartiere.

Mentre mi guardavo intorno come se stessi assistendo all'antipasto dell'apocalisse, m'è rivenuto in mente un dialogo con i miei genitori, avvenuto circa trentanni fa:

Genitrice: Ma io non sono tanto tranquilla in questo quartiere dove prima c'era una palude ed è così vicino al Tevere...
Augusto Genitore: Sta tranquilla, che se anche il Tevere straripa, abbiamo i portici: vedi che i palazzi sembrano palafitte? Siamo al sicuro.
Io: Dai mamma, che se il Tevere ci allaga gonfiamo il canotto e poi navighiamo con i remi! Come a Venezia!

C'è mancato poco che diventassi profetica. Ma non è ancora detto.


http://roma.repubblica.it/rubriche/perifeur/2012/11/15/foto/il_tevere_dai_tombini-46697904/

venerdì 9 novembre 2012

La Leghista e i Meridionali

Già da ieri sera su Facebook avevo notato che giravano post infuocati in risposta alle provocazioni della signora Donatella Galli. Lì per lì non gli ho dato peso, prendendole, appunto, per provocazioni: cosa rispondere a chi ti posta una cartina dell'Italia a cui hanno cancellato l'intero Meridione? Niente.

Ma oggi incrocio ciò che pubblico qui di fianco. E mi arrabbio.

La signora, che nota bene si definisce bastarda, in un colpo solo offende svariati milioni di onesti meridionali (tra cui me, naturalmente), e riapre le ferite mai sanate della Shoa e della Seconda Guerra Mondiale. Niente male per una  signora che fino a ieri sera era una perfetta signor nessuno...

Del resto la politica italiana è così alla deriva, che ognuno cerca di navigare con gli strumenti che ha: la signora bastarda leghista, come si definisce, ha solo lo strumento dell'ignoranza. Quell'ignoranza crassa dei pregiudizi e gretta di populismo. Quell'ignoranza che fa a brandelli la Storia, e straccetti di chi questa Storia l'ha avuta in casa. Se poi questa casa è anche in un paese del Meridione, in un Sud dove Cristo sta sempre, ancora e inesorabilmente, fermo a Eboli, perchè così conviene a tutti, leghisti compresi che altrimenti non avrebbero pretesti per parlare.... allora s'è fatto tombola: la signora Galli, la bastarda leghista, ha la sua cassa di risonanza sulla pelle di gente a cui invece dovrebbe stendere un tappeto verde, se proprio non vuole usare quello rosso.

Ma tra un ragionamento e l'altro, ripensando a questa immagine e facendo pensieri complessi, in cui metto in mezzo, dubitando, la Democrazia, Voltaire e la sua biografa  Evelyn Beatrice Hall, con la magnifica idea "Non sono d'accordo con quello che dici, ma darei la vita perché tu possa dirlo"... lo sguardo della signora bastarda leghista mi attira l'attenzione, e mi sembra un po troppo espressivo, un po troppo vivace... e mi viene l'idea che forse la signora Donatella Galli sia in un momento di seria difficoltà e che forse abbia bisogno di un aiuto.
E allora mi arrabbio e mi sconcerto un po meno.

Un po meno, ma sempre arrabbiata e sconcertata sono.

martedì 16 ottobre 2012

A Lens il 'Secondo Louvre'

Il museo del Louvre non simboleggerà più solo Parigi: aprirà a Lens, il 4 dicembre 2012,  una 'succursale'.

Il Louvre-Lens ospiterà, con rotazione di qualche anno, 205 opere di proprietà 'della casa madre', nella maggior parte solitamente relegate in magazzini, oltre a mostre tematiche allestite periodicamente.

La vera particolarità di questo 'secondo Louvre' è la disposizione: le Galerie du Temps, ovvero non più sale tematiche in cui i non conoscitori di arte si aggirano perplessi capendo ben poco di ciò che vedono, ma una progressione temporale, dove passare da una sala all'altra è passare da un secolo all'altro, da uno stile all'altro, così da capire almeno istintivamente (esattamente come alla Galleria Nazionale d'Arte Moderna a Roma, luogo sublime).

Così il Louvre -Lens da un  lato crea fidelizzazione nei visitatori, che periodicamente avranno nuove opere da vedere; da un altro offre la possibilità di far ammirare opere che altrimenti starebbero sole solette al buio. Eppure il Louvre-Lens non offre solo opere 'minori', ma anche signori capolavori che hanno cambiato l'arte europea e non solo.

Tra le opere di grande richiamo, infatti, spicca il capolavoro di Delacroix, La libertà che Guida il Popolo, capolavoro ottocentesco, in commemorazione della Rivoluzione. Oppure l'elegante San Sebastiano del rinascimentale Vannucci, meglio conosciuto come 'Il Perugino'... ma ci saranno anche dei Botticelli, Raffaello, El Greco, Rubens, Poussin, Rembrandt, Goya, Ingres...

Tutte queste opere d'arte avranno però bisogno di una comoda casa accogliente: ci ha pensato lo studio dell'architetto giapponese Sanaa, con una struttura ultramoderna in vetro ed alluminio, mentre a Lens non ci sarà solo il 'secondo' Louvre da vedere, ma anche il grande bacino minerario, che proprio quest'anno ha fatto domanda per l'inserimento nel patrimonio Unesco.

Inutile ricordare come e quanto avremmo da imparare dai francesi, foss'anche solo da Delacroix.....


domenica 14 ottobre 2012

Una (Divertente) Giornata al Poligono di Tiro

Idonea al maneggio delle armi corte e lunghe: questo il risultato della mia giornata al poligono di tiro di Tor di Quinto, propedeutica al rilascio del porto d'armi per l'eredità del piccolo arsenale dell'augusto genitore.

Se hai letto il post predente sull'argomento, sai che la cosa mi lasciava perplessa e non poco, considerando la mia avversità verso le armi da fuoco. Sicchè mi sono portata al poligono con molte perplessità, molte riserve e dubbi sulla mia reale riuscita.

Sì perchè non è raro, soprattutto se intimidita, che mi produca in una serie di maldestrità degne di Paperino: così m'immaginavo capace di sparare ovunque tranne che sul bersaglio, oppure trascinata via dal rinculo della pistola, piuttosto che farmi partire un colpo pericoloso...

Ad ogni modo sono arrivata, sbrigato l'iscrizione, ritirato la 'mia' Beretta calibro 9 in armeria, procurati i proiettili e posizionata al poligono 25 metri, dopo una breve lezione introduttiva alla sicurezza del maneggio della stessa. E con un certo fastidio, ho scoperto che le mie mani, lungamente esercitate solo nel pigiare i tasti della testiera, non hanno sufficiente forza per avviare le operazioni di preparazione all'utilizzo, ovvero sparare.

Di fatto il procedimento di armo e disarmo, in cui c'è da tirare indietro il carrello otturatore, mi è risultato estremamente complicato da realizzare: mentre impugni con la destra ed il pollice tiene alzata la levetta del hold open, con la sinistra devi poggiare il palmo sulla parte zigrinata del carrello, e posare polpastrelli dell'indice, medio e anulare sull'altro lato della zigrinatura e tirare di scatto verso di te, mentre la destra -sempre con l'hold open tirato- spinge in senso opposto. Una fesseria che m'è riuscita una volta sola: non ho sufficiente forza nella mano sinistra. Essendo 'ambi destra' ho provato a chiedere d'invertire... ma non è stato possibile, credo perchè diventava troppo complicato per il tempo a disposizione. E' finita che l'istruttrice (caspita quante donne frequentano il poligono), si è focalizzata sulla mia attenzione ad agire in sicurezza e la mira. Sono uscita con 25 colpi a segno su 30.

Poco entusiasta dalla mia perfomance per il problema carrello, e poco divertita dall'oggetto stesso, ho aspettato che arrivasse il tempo per mettermi alla prova con la carabina sui 50 metri: ero certa che se m'aveva 'deluso' la pistola, il fucile mi avrebbe fatto orrore.

Invece: stupore e meraviglia mi sono divertita e anche appassionata, nonostante l'istruttore sulle prime fosse molto burbero. Avevo infatti la sensazione che il tipo mi tollerasse appena, e non per il mio genere femminile, ma per la motivazione che mi portava lì: banale eredità e non passione sportiva tardiva. Non so cosa è cambiato dopo, forse ha notato l'impegno e i risultati non troppo pessimi, che anzi dimostravano che potevo realizzare buoni risultati, se ben guidata. Mi ha così dedicato più tempo, rispetto gli altri due maschietti esaminandi come me, ripetendomi quasi in continuazione che la carabina richiede un tempo ben preciso (se si spara in piedi e non con i gomiti appoggiati), ma sempre e comunque attenzione e pensiero concentrato solo sullo sparo e nella respirazione. Se con la Beretta il carrello non riuscivo a muoverlo, di contro la carabina mi offriva una comodissima leva di otturatore, da aprire chiudere prima e dopo lo sparo. Il tutto mentre un Roberto, amico e 'collega superiore', divertito mi aveva raggiunto, immortalandomi ad eterna memoria balistica.

E' finita che al termine della sessione, nonostante fossi stanca anche con la vista, m'è dispiaciuto aver finito: contro ogni previsione mi sono divertita e incuriosita della carabina, oltre che convinta che la praticherò ancora. Ma non la pistola, troppo 'fredda' e pesante, anche se ora ho il dubbio che potrei divertirmi molto con il revolver...

mercoledì 26 settembre 2012

Le Montagne di Avatar sono a Zhangjiajie

Non credevo che le montagne di Avatar esistessero sul serio, come pure pensavo che le immagini montane della tradizionale pittura cinese fossero una sorta di rivisitazione poetica della loro natura.

Ma quando siamo arrivati sulle terrazze panoramiche del parco di Tianzi Mountain, sono rimasta a bocca aperta.

Purtroppo le mie fotografie non riescono a rendere giustizia a panorami che hanno dell'eccezionale. La luce infatti non è stata nostra alleata.
Ciò nonostante è innegabile la poesia di queste colonne di pietra su cui crescono alberi.

Anche dalla cabinovia che ti porta sù in alto lo spettacolo è da levare il fiato, e non solo perchè si passa in mezzo alle montagne, ma perchè si ha l'esatta percezione dell'altezza e se si hanno le mie vertigini è veramente difficile resistere alla tentazione di guardare di sotto, salvo poi spaventarsi stritolando il sedile...

Un paesaggio così unico ed eccezionale che ha meritato l'inserimento nel patrimonio Unesco e che veramente non smette mai di lasciare a bocca a aperta. Terrazza dopo terrazza, scenario dopo scenario, sei lì che ti senti piccolo piccolo difronte tanta meraviglia.

Su e giù tra le scalinate del parco, arrivando a terrazze belvedere, dove il desiderio di fermarcisi tutta la giornata a godere di quella pace è veramente forte. Peccato però che di pace e tranquillità ce ne sia poca: molti i cinesi che si affollano con te sulle terrazze e i loro commenti entusiastici sono molto rumorosi, ma anche questo fa parte del folklore locale...

Ma c'è un altro posto dove persino i rumorosi cinesi rimangono senza fiato: la passerella in pavimento di cristallo, a Tienmen Mountain, posta a non so quanti metri d'altezza.Quella mattina il tempo era brutto e le nuvole avvolgevano tutto... da una parte un vero peccato: abbiamo perso uno spettacolo unico al mondo, ma d' altro canto se tutto non fosse stato così nebbioso, onestamente non so se sarei riuscita a passare (più o meno) serenamente... Considera che la foto qui di fianco è di un tratto di passeggiata non in cristallo, come poi diventerà girato l'angolo della montagna, la cui altezza era forse il triplo di quella che la mia macchinetta è riuscita a riprendere...

E' una delle montagne sacre del Hunan la Tienmen, e infatti non è raro trovare alberi i cui rami sporgenti sul vuoto sono stati adornati di nastri rossi con preghiere scritte in cinese. Anche questa spiritualità così forte regala suggestione e mistero a questa passeggiata sul vuoto. Allora chiudi gli occhi, senti il vento tra gli alberi e immagini qualche campana che diffonde nell'aria suoni bassi e tondi, in perfetto stile orientale. Ed è impossibile non chiedersi come deve essere incredibile il Tibet, se già lì ti senti a un passo dal cielo.


sabato 22 settembre 2012

Le Lanterne Rosse di Fenghuang

Pensieri scritti su sottili palloncini di carta di riso, sollevati in cielo da piccole fiammelle, che si riflettono sul fiume Tuo, confondendosi come lucciole alle altre mille lanterne che illuminano la notte nel centro storico di Fenghuang.

Finalmente eccola lì la Cina del mio immaginario, con i tetti arricciati e le lanterne ad illuminare gli ingressi, tutti con la soglia rialzata, perchè così gli spiriti maligni inciampano e rimangono fuori casa... e l'ho incontrata di sera, la 'mia Cina', illuminata a festa, anche se festa non era. 

E tra quelle mille luci, botteghe artigiane, cuochi all'opera in strada, cineserie di tutti i tipi e fogge, tanti cinesi a spasso che ti guardano stupiti, a volte divertiti nel vedere occidentali a passeggio confusi tra loro, è forte il desiderio di perdersi tra i vicoli, lasciandosi guidare da una lanterna piuttosto che un'altra, ad ammirare misteriosi portali chiusi e magicamente illuminati... ma ligi al protocollo del programma 'accontentarsi' di giocare al tiro a segno con la locale balestra, ridendo della vincita di un bastoncino pulisci orecchie, per poi incontrare lui, il fiume Tuo, che silente attraversa la città, con due file di blocchi paralleli posti per guadarlo a piedi, agili e comodi per chi non ha le mie vertigini e allora si fa accompagnare mano nella mano, cercando di non cadere in acqua quando il traffico pedonale si blocca incrociandosi nei due sensi di direzione...

Poi arriva il giorno e la città vecchia si presenta in tutto il suo splendore di palazzine in legno, ponti coperti e palafitte: seduti ad un 'bar' tra caffè lunghi e pinte di tè al gelsomino bollente, ti guardi introno e ti chiedi come sia possibile che un'antica città cinese ti ricordi Firenze e Venezia, mentre la luce del giorno rivela un fiume vissuto in tutto e per tutto: pesca, turisti in barca, donne al bucato, uomini e ragazzi al bagno e pedoni in attraversamento. In Cina, anche se non potabile, l'acqua è alleata e compagna di vita.

E la prospettiva dal fiume anche è diversa: le palazzine sembrano fragili, pronte a crollare al primo alito di vento, e le lanterne paiono tristi senza la loro anima di luce interna, ed in attesa della notte che le farà brillare ancora.

Ma Fenghuang non è solo una città storica, è anche una ridente cittadina moderna nell'area della minoranza etnica Miao: passeggiando nelle strade vedi una cosa rara: tante donne incinte e tanti bambini con adorabili musetti curiosi di te, dei tuoi grandi occhi tondi e del tuo naso immenso, con le mamme che si fermano a sorriderti, e cercano di convincere il piccolo miao che non siamo esseri alieni di un altro mondo, anche se forse i piccoli miao hanno ragione...

E mentre la vita a Fenghuang scorre come in tutte le cittadine di provincia del mondo, con le donne e i bimbi al mercato, gli anziani a giocare in strada o simil 'bar', mentre le automobili non hanno alcuna intenzione di parti passare, anche se sei sulle strisce, le lanterne rosse dondolano dolcemente, guardiane di un passato che sopravvive nelle loro luci notturne.

giovedì 20 settembre 2012

A Spasso in Hunan

In Cina. Che già detta così è evocativa di chissà quali paesaggi e scenari suggestivi. Poi vai a cercare nella cartina dove di preciso andrai e la curiosità diventa ancora più forte...

Nazione strana la Cina, dove il passato sopravvive negli angoli delle strade, nel protocollo ufficiale e negli occhi a mandorla che il più delle volte ti guardano di sottecchi... Sì perchè a un certo punto, precisamente nelle strade di Fenghuang, eravamo gli unici occidentali, e da come erano curiosi, forse anche rari.

Anche perchè non è semplice muoversi in certe zone della provincia. Noi avevamo un simpatico autista, che rappresentava il prototipo del guidatore cinese: spericolato. Bravo, eh, ma spericolato. Tanto che ancora adesso mi domando come abbia fatto ad evitare un paio di frontali: un esempio? Sorpassi in curva, eleganti e disinvolti, sia che si stesse in città, sia che si stesse in stradine di montagna. Se poi eravamo pedoni, non eravamo più sicuri: senza semaforo è praticamente impossibile attraversare anche sulle strisce.

Spericolati al volante, ma assolutamente privi di elasticità mentale. Se in questo viaggio ho fatto la brava e mi sono mantenuta nel gruppo, senza smaterializzarmi dietro a qualche angolo alla ricerca dell'essenza perfetta del luogo, il mio italico estro ha inconsapevolmente messo in difficoltà la guida, la nostra delegazione e temo anche il gruppo totale delle delegazioni... questo il fatto: eravamo a Changsha e dovevamo passare una notte a Chenzhou, per l'inaugurazione del Festival che ci aveva portati lì, ma il giorno dopo dovevamo ritornare nello stesso hotel di partenza. Sicchè senza starmi a portare armi e bagagli, decido d'infilare l'essenziale nella sacca del laundry, che tanto il giorno dopo l'avrei riportata. Solo quando erano ormai oltre 20 minuti che la nostra guida parlottava nella lobby, m'è venuto il dubbio che fosse la mia pensata creativa a creare problemi. Ed infatti ero io. E' finita che mi hanno dato una bustina in simil cotone per le scarpe al posto della laundry...

Peggio però è andata al buon Paolo, che involontariamente ha bloccato persino la cerimonia d'inaugurazione stessa: dovevamo muoverci in blocco, come tanti cinesini ben organizzati, ma per errore della guida che non ha comunicato i tempi, lui se l'è presa comoda, portando un ritardo alla macchina operativa di circa 20 minuti.... Che poi, la cerimonia stessa è stata interrotta da un diluvio universale che ci ha visti correre via, in strade letteralmente allagate, mentre io e Sandra ridevamo con le lacrime agli occhi, e ringraziavamo l'efficienza cinese che aveva portato sulle sedie robusti impermeabili di pura plastica, spero riciclata.

Però il riciclo non sembra ancora nelle loro corde, come neanche il risparmio energetico: arrivati di notte abbiamo subito visto come i profili dei grattacieli siano allegramente sottolineati da file di lampadine, mentre le strade commerciali di grande richiamo ricordano Piccadilly Circus. Eppure c'è da dire che si sono fatti in quattro per noi, cercando di assecondarci in tutto, anche rispedendomi in altro albergo il carica batteria del cellulare dimenticato in non so più quale hotel. Da lì la nostra guida, Sirya, è diventata la nostra Super Sirya.

Infatti all'inizio si era dimostrata distratta e poco entusiasta di stare con noi, arrivando anche ad essere estremamente sgarbata con le altre rappresentanti che ci erano assegnate: probabilmente si trattava della solita competitività femminile, perchè quando non ha più dovuto dividere il palco, è diventata veramente brava, tanto da diventare super.

In tutto ciò però eravamo incastrati in orari e appuntamenti ufficiali, in luoghi che dell'immaginario che puoi avere della Cina, proprio non c'entravano nulla. Incastrati in conferenze stampa di due ore in perfetto mandarino senza traduzione, con giornalisti locali che russavano sonoramente e l'ironia di Giuseppe che ci ha accompagnato per tutto il viaggio.... Al terzo giorno ormai disperavo di trovare qualcosa di 'autentico', tanto da mettermi a disegnare le rare case tradizionali che il treno ad alta velocità non mi permetteva di fotografare...

Ma poi le speranze le ho ritrovate arrivando prima nella città di Fenghuan, e dopo a Zhangjiajie, che però solo in Italia finalmente sono riuscita ad associare alla pronuncia di Ciangiagè, con somma disperazione di Alessio, ufficio stampa dell'Ente ospitante, che ha avuto il merito, non solo di portarci in questo incredibile fazzoletto di terra, ma anche di avermi ricordato pensieri e parole seppelliti nella memoria.

Ma se penso a questo viaggio, ancora vivo nella memoria, sono i suoni che mi tornano alla mente: dai mistici gong delle rappresentazioni tradizionali, ai grilli che coralmente musicavano le notti, passando per il vento tra gli alberi del parco di Tianzi Mountain, fino al sottile strofinio dei pennelli a dipingere ideogrammi (o pittogrammi, o ...?) cinesi su grandi fogli... ma penso soprattutto al nostro Jingle Bells sparato a palla nelle strade di Fenghuang dal camioncino pulisci strada (che di fatto la allagava). Indimenticabile.

Come indimenticabili sono le usanze igieniche sanitarie dei cinesi, che preferisco qui tacere, ma che se decidi di muoverti nella provincia meno turistica della Cina, devi mettere in conto e rispettare. Ma abituati anche ai modi cinesi sgraziati e urlanti, ben oltre i limiti dell'occidentale educazione. E' bene infatti che tu faccia lo sforzo di mettere da parte le tue abitudini, e di guadare alle loro senza pregiudizi, pena: la possibilità di perderti i sorrisi dei bambini che ti guardano come se fossi un marziano -cosa di fatto sei - e l'entusiasmo degli adulti che sono proprio felici di accoglierti nella loro terra.

Ma anche la bellezza dei suoi paesaggi, però questo è un altro post.


l'immagine della cartina è presa da wikipedia.



giovedì 6 settembre 2012

Il Genio della Valigia

I viaggi cominciano sempre così, dalla presa della valigia. Il trolley in cima l'armadio, coperto da un telo di plastica per evitare la polvere, una scaletta per recuperarla e la gatta che corre a nascondersi offesa perchè sa che stai partendo.

Poi, aprire il trolley è un po come aprire lo scrigno dei paesi lontani... come per magia, i ricordi dei viaggi già fatti puoi vederli quasi come vedresti uscire un genio dalla lampada: fumoso e colorato, solo che questo è il Genio della Valigia. E si manifesta evocando le immagini delle altre partenze, in cui c'è sempre la tua fedele valigia, compagna di traversate in rare automobili, su tanti treni, o più spesso in volo, su grandi aerei intercontinentali, o piccoli tipo Cessna, a spasso su strade asfaltate in Europa o vialetti sterrati in Kenya o Nicaragua. Sempre con te, e per grazia divina mai smarrita su qualche nastro trasportatore verso altre destinazioni (ma non diciamolo troppo ad alta voce, che c'è sempre una prima volta).

Finito l'effetto nostalgico, il Genio della Valigia lo vedi che biricchino si appoggia sul bordo della valigia e ti soffia in faccia la polvere luminosa dell'emozione da prossima partenza.

Con i vestiti e le utility varie sparse sul letto intorno al trolley aperto, già ti sembra di vedere i posti che ancora non conosci, ti sembra di vivere le emozioni che ancora non hai provato, di aver imparato a conoscere persone di cui ora ignori l'esistenza... e l'impazienza cresce, tanto da distrarti nel 'fare la valigia'.

Così ti concentri sulle maglie da piegare bene, i pantaloni comodi e quelli per ogni occasione, la biancheria e il kit di medicina d'emergenza vicino al beauty, le scarpe da trekking e tacco 12, dovesse mai esserci una cena importante. Senza dimenticare l'adattatore, i vari carica batterie, le macchine fotografiche -digitale e a pellicola- e il diario di viaggio... ma queste sono tutte cose da zaino a mano: non sfidiamo la fortuna. 

Quando è tutto pronto, ordinato e sistemato, è il momento che il Genio della Valigia torna a farsi vedere, facendo capriole e piroette scintillanti: è la tua gioia, l'emozione per ripartire all'avventura che lo fa volteggiare, per poi tuffarsi tra i tuoi panni, mentre chiudi il trolley pronto e pensi che sì, i viaggi cominciano dalla presa della valigia.




martedì 4 settembre 2012

La Chiesa s'è Persa nei Secoli

'La chiesa è indietro di 200 anni', parola di Cardinal Martini, di cui personalmente sentirò molto la mancanza, ma che nel mondo strettamente cattolico non ha avuto tante simpatie, proprio per queste sue dichiarazioni così progressiste. Tant'è che ieri sera Antonio Socci, giornalista cattolico, ospite della prima puntata de L'Infedele, ha detto a Lerner che 'in questa frase c'è tutto l'errore di Martini', perchè la chiesa non deve essere contemporanea, ma rimanere ferma 2000 anni fa. Ovvero Martini s'era perso uno zero e a me son venuti i brividi.

Una chiesa ferma a 2000 anni fa significa una società simile a quella islamica, dove il testo sacro è incriticabile e non interpretabile, dove le donne sono nulla... ma poi ho pensato che la dichiarazione di Socci, nel suo voler essere provocatoria, a ben pensare non è così fuori logica.

La chiesa come la conosciamo oggi, con i suoi dogmi, le sue regole, le sue logiche, è il frutto di una serie di passaggi storici: esempio su tutti il Concilio di Lione, che nel 1274 stabilì l'esistenza del Purgatorio. Nota bene: hanno 'inventato' il Purgatorio 1274 anni dopo Gesù: di fatto nel corso dei secoli un gruppetto di uomini auto incensati di Spirito Santo, ha portato la chiesa ad avere le attuali regole...

Alla fine, mi sembra che progressisti e reazionari cattolici concordino su una cosa: così com'è la chiesa non funziona perchè s'è persa nel corso dei secoli. 






sabato 1 settembre 2012

L'Attimo che ti Cambia la Vita

Di solito non te ne accorgi quando la vita cambia: una mattina ti svegli e capisci che le cose sono cambiate,  che la tua vita non sarà mai più come prima, e magari rimani confuso e disorientato, cercando di capire come e perchè accade. Ma se dovessi guardarti indietro per comprendere il quando e come, ti accorgeresti che non sei capace di farlo: come granelli di sabbia, piccoli eventi si sono sommati, sovrapponendosi lentamente, così da modificare la tua vita, come una duna modifica il deserto.

Ma ci sono altre volte, per la verità più rare, in cui lo vedi l'attimo esatto che ti cambia la vita. Ha una forma fisica quell'attimo, ed è la forma che avrà poi nei tuoi ricordi, che magari corrisponde a delle nuvole che corrono veloci in cielo, o il paesaggio urbano da sopra una scalinata, o il viso di una persona. Perchè quando hai consapevolezza che da quel momento le cose non saranno mai più come prima, ciò che ti circonda diventa la scenografia del tuo personalissimo spartiacque. E ti porta nella dimensione del cambiamento stesso, nel suo 'dentro' ... un po come un surfista che attende l'onda perfetta, quella della vita, e poi, d'improvviso se la sente sotto la tavola, e gli tremano i polsi, perchè non può più allenarsi, prepararsi, può solo cavalcarla dando il meglio di sè.

Ed è inebriante. 
Perchè l'attimo che ti cambia la vita è pieno di promesse, che solo tu puoi mantenere. 


martedì 28 agosto 2012

Io e il Porto d'Armi - ovvero Mai dire Mai

"Signorina, queste armi le prendiamo in consegna noi: ha 120 giorni per conseguire il porto d'armi e rientrarne in possesso". Ecco, in estrema sintesi quello che mi ha detto un funzionario di Polizia quando è venuto a casa a prendersi le armi del mio fù augusto genitore.

Così, io che ho sempre avuto in orrore le armi, ora sto attivandomi per poterle maneggiare e possedere... paradosso della vita, che la rende così meravigliosa. Ma questo paradosso è anche ironico, se si considera che il mio orrore per le armi nasce proprio dall'estrema attenzione che l'augusto genitore aveva nel maneggiare la sua pistola d'ordinanza e nelle infinite raccomandazioni di non giocarci mai...  le armi hanno sempre fatto parte dell'arredo casalingo, ma ne avevo così timore d'arrivare a considerare Risiko apologia di crimine contro l'umanità - tanto che non ho mai giocato a Risiko-.

"Ma vedrai che ti diverti al poligono - mi ha detto Roberto, amico e 'collega superiore'-, scoprirai che è uno sport affascinante, per la respirazione, la concentrazione..." magari sarà anche così, ma per ora la cosa mi fa ancora molto impressione... nonostante mi si dica che faccia molto fico una donna con il porto d'armi... chissà poi perchè...

Ad ogni modo funzionerà così: all'iscrizione al poligono di tiro, che a Roma è a Tor di Quinto -ovvero dall'altra parte del mio mondo romano-, dovrò presentare certificato medico d'idoneità, autocerficazione in cui dichiaro che il mio casellario giudiziario è immacolato, relativa marca da bollo da quasi 15 euro e poi fare non so quante ore di esercitazione; alla fine, con un altro certificato d'idoneità rilasciato dalla Asl, ma entro 120 giorni da oggi, tornare in questura a richiedere le armi ereditate - che lo stesso funzionario mi ha detto essere 'begli oggettini'-.

Ecco come una pacifista convinta, che mai ha giocato a Risiko, per onorare e conservare memoria dell'augusto genitore prenderà il porto d'armi: è proprio vero: mai dire mai nella vita.


lunedì 4 giugno 2012

La Partita con la Burocrazia

Avere a che fare con la burocrazia è di fatto una partita, ma impari ed inevitabile, alle volte. 
Sicchè, mentre il mio augusto genitore volge all'inesorabile declino, m'è toccata di giocarla questa partita. Così, ecco in allegria una cronaca in differita, come la racconterebbe -forse- un cronista sportivo.

"Un saluto ai nostri telespettatori dal vostro cronista di campionato Partite Impossibili. Oggi abbiamo un'interessantissima sfida, ma vediamoli, i due schieramenti che sul campo da beach volley si scrutano: sul lato sinistro troviamo la nostra Cittadina, mentre sul lato destro una squadra notevole e muscolosa: Inps, Inpdap e Asl, anche con declinazione Cad. E sicuramente lo schiacciatore più cattivo è proprio l'Asl... Ricordiamo agli ascoltatori che l'Asl ha già sbaragliato altre squadre più numerose e fisicamente preparate, mentre questa partita, per chi si fosse collegato solo ora, è stata organizzata all'ultimo momento, senza definire il regolamento, nè altro.

La Cittadina si prepara alla partita saltellando. Ci appare un po intimorita, ed un po troppo esile nonostante l'inverno a pilates, ma ha dichiarato alla stampa di essere molto motivata nella vittoria finale: avere soddisfatti i diritti dell'augusto genitore. Dall'altro lato del campo la Squadra Muscolosa non sembra molto preoccupata: fumano persino a bordo campo.Tant'è che i bookmaker farebbero affari d'oro se la Cittadina vincesse.

Gli spalti si presentano gremiti in ogni ordine e grado, con i sostenitori delle opposte fazioni sportivamente separati, ma ecco il fischio d'inizio. La Cittadina parte decisa, ma un palleggio tra Inps ed Inpdap la spiazza, mandandola a terra. Si rialza, sempre decisa, anche se alcuni sostenitori cominciano ad andar via.

Pare che questi sostenitori abbiano dichiarato alla stampa che non erano molto convinti della vittoria della Cittadina, perchè, pare, sembra, che proprio questa cittadina sia un'amante del slow life, e che abbia in insofferenza la logica dei palleggi: insomma la davano per perdente certa. 

Ma la partita prosegue serrata: nonostante le forze impari, la Cittadina tiene botta, riuscendo sempre a segnare punti in estremis, puntando sulla strategia, piuttosto che sulla forza, ed in effetti spesso la Squadra Muscolosa si trova in difficoltà. Anche dagli spalti della Squadra Muscolosa si levano applausi...

Ma... un momento, che cosa succede? in tempi diversi rappresentanti dell'Inps e dell'Asl sono scesi in campo a sostenere la Cittadina, che con questi interventi, riesce a segnare punti fondamentali per la partita: anche se ancora non è finita è evidente chi vincerà.

Peccato che quei sostenitori se ne siano andati: sarebbero stati orgogliosi della loro Cittadina".

martedì 29 maggio 2012

L'Italia sbriciolata

Me lo ricordo bene il terremoto dell'Aquila che si sentì anche a Roma. Mi ricordo il rumore, la paura, la consapevolezza della forza distruttrice e i pensieri per chi non c'era più.

Ma ricordo anche molto bene alcune zone dell'appennino tosco emiliano, che una quindicina d'anni fa frequentavo piuttosto assiduamente. C'è -spero ancora- nei pressi di Pavullo, un magnifico ponte del 1522, il ponte di Olina, sul fiume Scoltenna ed incastrato tra gli appennini modenesi. Un ponte ad unica campata e torretta centrale, che rappresenta l'identità di quella zona, oltre che un pezzo d'ingegneria artistica notevole. Quel ponte era il mio posto preferito: lì sembravi immerso nel passato, e se fosse sbucato un carro non ti saresti stupito. Pare che nel gennaio del 2011 lo avessero chiuso per timori di crolli, dovuti a profonde crepe.

Ero a Viterbo mentre arriva la notizia delle nuove scosse, dei nuovi crolli e delle inevitabili perdite umane, e mentre mi ricordavo che non sono i terremoti a fare vittime, ma le case che crollano, non potevo non chiedermi se il ponte stia ancora lì... ma il paradosso è che ero a Viterbo per un convegno sul turismo, con tanto di dati statistici, che tra l'altro affermano come l'identità locale sia un forte attrattore turistico. Olina era il mio attrattore turistico.

Tante chiacchere al convegno, tante chiacchere per strategie di sviluppo economico che hanno nel turismo un efficace volano, tanto per usare le loro parole. Ma intanto l'Italia dell'identità culturale, dei tesori d'arte, insomma alcuni elementi di quegli attrattori, stanno crollando a pezzi.

Poi, a lavori finiti, qualcuno parla del terremoto in Emilia e dichiara che il crollo delle chiese e dei monumenti sia conseguenza inevitabile del tempo. Credo si commenti da sè.

Ma è che questo terremoto, con quella terribile immagine dei palazzi storici sbriciolati e delle industrie abbattute, sembra una terribile immagine allegorica dell'Italia sbriciolata, crollata sotto la spinta di forze telluriche, che i politici governanti guardano costernati, ripetendo frasi che offendono la memoria dei morti.

Forse se in Italia imparassimo a costruire antisismico, e a coccolare ciò che la storia ci ha regalato, magari non saremmo a pezzi.


domenica 20 maggio 2012

19 maggio 2012

Era una bella mattina di maggio, con Erika, la mia amica (che è interprete), ero andata da Feltrinelli International, dove avevo preso definitiva coscienza che io e l'Inglese siamo tecnicamente incompatibili, ma che l'Arabo, in proporzione, mi pare più semplice. Ero uscita dalla libreria quasi trionfante con un piccolo volume introduttivo alla lingua Araba, propedeutico per uno studio più serio... se mi conosci sai quanto queste piccole cose mi mettano allegria. Il centro di Roma era colorato e vivace di turisti, il cielo limpido e l'aria calda, noi con i nostri orgogliosi acquisti, si chiaccherava di lingue straniere, di segni fonetici...

Poi in auto è arrivata la notizia e già mi sentivo gli occhi bruciare: incredula, mi pareva un macabro scherzo. Nel resto del pomeriggio non ho avuto modo di approfondire, di seguire tutto con gli occhi sul pc le orecchie alla tv, ma comunque l'allegria della mattina era svanita. Poi, solo all'ora di cena, quando il tg raccontava i fatti, ho visto e sentito tutto.

Mafie varie, terroristi nazionali o internazionali, anarchici o pazzoide isolato... e il perchè...francamente m'importa poco, adesso. Io penso a lei che non c'è più, alle altre ragazze e alla scuola. La scuola come alter ego della casa, dove si prepara il futuro, qualunque esso sia. Penso alla paura che ho, ma che non diventerà dominante se si proverà che è -di nuovo- strategia del terrore, e penso alla dignitosa manifestazione del pomeriggio, ma...

Sarà perchè in questo periodo sono emotivamente instabile; sarà forse perchè ultimamente mi è capitato spesso di ripensarmi com'ero a sedici anni; o magari sarà perchè Brindisi è solo a una ventina di chilometri dal mio paesino; o probabilmente sarà solo perchè è veramete una tragedia nazionale, segno di un Paese seriamente pericolante... ma non mi riesce di smettere di piangere.

giovedì 10 maggio 2012

Amore e Eternità


‘… e vissero per sempre felici e contenti’. Così finisce la stragrande maggioranza delle fiabe con principesse e principi azzurri che dolci bimbi ascoltano quotidianamente, crescendo però con un’idea un pizzico distorta sull’amore, e sul per sempre, per non dire eternità.

Magari esiste anche l’amore delle fiabe, con il principe azzurro e la principessa in difficoltà, che poi rimangono felici insieme, per sempre… ma, a parte che anche loro nella vita reale non sono estranei a problemi di vario tipo, normalmente i principi destinati non esistono. 

Esistono amori, grandi o piccoli; amori in corso o finiti; amori clandestini o sotto la luce del sole; adolescenziali o di persone ormai ‘mature’… amori che magari hanno un loro happy and, o magari anche no. Ma sono tutti, a loro modo, amori eterni.

Infatti sto facendomi convinta che il concetto di ‘per sempre’ o di ‘eternità’ non è tanto direttamente proporzionale alla reale durata ‘metrica temporale’, ma quanto alla reale sincerità dei due protagonisti. 

Lo so, può sembrare puro surrealismo, e probabilmente lo è, ma –mi chiedo- altrimenti perché alcuni ricordi di momenti particolari danno sempre gioia anche se il rapporto è concluso? Oppure perché a volte si ha l’impressione di rivedere un preciso ricordo come dentro un film, tanto è intenso ma anche –ormai- lontano?

Ragionando su questi interrogativi, sto convincendomi che dopo tutto l’eternità dell'amore può essere diversa da come le fiabe ce l'hanno raccontata.. Esiste un qui e un ora, che se condiviso con pari amore, anche se questo poi finisce, crea un momento che in qualche modo continua a vivere autonomamente in una sorta di realtà parallela. Per sempre, nell’eternità.









mercoledì 18 aprile 2012

In Politica forse è il Suv che fa l'Opinione

Banca, questa mattina verso le 10, in zona Eur. Filiale quasi deserta, io e un paio di persone, niente di più. Mi siedo con il mio libro di Camilleri sul sorriso di Angelica, e m'immergo nella Sicilia, così simile alla mia Puglia...

La mia lettura sognante è a un certo punto interrotta dai commenti di un signore di circa 60 anni (un sessantino, direbbe Camilleri), distinto e dall'aria spiritosa. Così spiritosa, che all'inizio pensavo volesse scherzare.

Infatti il signore comincia a chiaccherare con il cassiere dei diamanti di Belsito, a voce alta, così che lo si sentisse, esprimendo poi la sua opinione, molto chiara:
"Ma qui nessuno ha capito che i rimborsi sono soldi dei partiti che ci possono fare quello che vogliono; sono soldi loro, quindi non c'è reato".
E mentre ciò diceva s'è girato guardandosi intorno sorridendo, cercando evidentemente una sponda. Ma ha trovato solo il mio sguardo, che più ad un'Angelica sorridente, somigliava ad un Orlando Furioso.

Sarebbe stato da spiegare al sessantino spiritoso un sacco di cose poco spiritose, non da ultimo il fatto che i rimborsi sono totalmente sproporzionati, essendo di quattro a uno.
Ma ho preferito tornare con la lettura in Sicilia, evitando una sceneggiata napoletana.

Di lì a poco, è stato il mio turno, mentre lui se ne andava.

Finito ciò che dovevo, sono ovviamente uscita, e ho visto il sessantino spiritoso che se ne andava in suv. Io mi sono diretta a casa con il bus.

Forse in politica è il suv che fa l'opinione.

lunedì 16 aprile 2012

L'Antipolitica

Ieri il mio augusto genitore m'ha chiesto a bruciapelo, e spiazzandomi, che cos'è l'antipolitica, di cui si sente parlare in tv in questi giorni. Di rimando mi è venuto da chiedergli se, intanto, sapeva cosa significasse realmente la parola 'politica'...

Fu così che come una favoletta mi son messa a raccontare all'augusto genitore dell'etimologia di politica e la sua origine greca, politikè, ovvero l'arte di governare gli Stati, o amministrazione della cosa pubblica, il tutto -possibilmente- all'interno della democrazia, che pure deriva dal greco, dèmokratìa, ovvero, governo a cui prendono parte diretta o indiretta tutti i cittadini.

Così, stabiliti i termini di politica, l'antipolitco è colui che è avverso o estraneo alla politica. Ma...

I nostri partiti politici da un bel pezzo hanno smesso di fare politikè, e oggi, in cui il Paese ha l'occasione di cambiare, hanno l'incredibile faccia tosta di liquidare con antipolitica tutti quei movimenti civili che -almeno apparentemente- sembrano diversi da loro.

Pare quasi di sentirla la paura che hanno: se gli italiani riscoprono il significato di politica, c'è la possibilità che se ne rinnamorino, facendola attivamente, e se arriva gente nuova, forte, con idee, proposte, non ci voteranno più...

L'augusto genitore è rimasto perplesso, ma alla fine ha commentato: se politica è quello che abbiamo visto negli ultimi anni, allora ben venga l'antipolitca.

venerdì 6 aprile 2012

Le Dimissioni di Bossi e la caduta della Seconda Repubblica

"E' un complotto di Roma Ladrona", oppure "Non mi avevano detto niente": queste le dichiarazioni di Umberto Bossi, l'ormai ex segretario della Lega, che si possono leggere su tutti i giornali in queste ore.

La notizia la sai, ed è di quelle non solo belle succulente, ma anche epocali, da libri di storia della politica: Bossi costretto alle dimissioni perchè la sua famiglia pare prendesse soldi dai rimborsi elettorali della Lega per fini privati, mentre il tesoriere Belsito si dava ad investimenti curiosi in Tanzania, Cipro e altrove.

E' uno tzunami non solo per i tantissimi leghisti onesti che credono ancora in questo movimento, ma per tutta la politica italiana, che con i suoi commentatori non può far altro che registrare, con la caduta di Bossi a stretto giro di boa da quella di Berlusconi, la caduta della presunta Seconda Repubblica.

Ed è un qualcosa che ha scosso tutti, ma proprio tutti, compreso chi non ha la minima stima per Bossi ed i suoi. Perchè se si dubita di tutti i politici, le parolone che Bossi ha inveito verso Roma ed i suoi politici, sono state sempre così forti e potenti nel richiamo popolare, da convincere tutti sulla pulizia del partito, sebbene qualche dubbio ai militanti sarà pur venuto ascoltando il Trota...

Ma sono proprio i militanti della lega, quelli duri e puri che mi fanno pensare tanto... a parte che mi dispiace veramente per loro: ieri alcuni erano in lacrime nei vari servizi televisivi... e c'è di che capirli... eppure tutto ciò è esattamente quello che succede in un partito dove il culto dell'uomo e della sua ideologia supera la logica, il buon senso e il bene comune inteso come nazione: crolla lui, per qualsiasi motivo, e tutti girano come formichine impazzite, senza saper ben che fare... tranne Maroni, ovviamente, che quello che deve fare lo sa, e anche molto bene... e se ci pensi non c'è neanche da stupirsi se ti trovi personaggi come Lusi della Margherita e come Belsito: se si costruiscono partiti con personaggi non eletti dalle genti, ma nominati da nomenclature varie, devi pur aspettartela una bella sorpresa di Pasqua. Per carità, non che elezione sia sinonimo di onestà, ma di democrazia, di confronti interni, di idee, almeno, sì...

Sicchè torna nuovamente a riaffacciarsi la millenaria idea di politica dell'agorà, ovvero di azione per il bene comune, possibilmente all'interno di organi democratici; roba che qui da noi sembra veramente archeologia, mentre questa cosa di Bossi scuote talmente tanto tutti, che anche chi leghista non è, non crede possibile che Bossi fosse a conoscenza degli sperperi che avvenivano: non da ultimo a sostenere questa teoria è Enrico Mentana, ieri sera da Formigli a Piazza Pulita su La7, anche alla luce delle intercettazioni tra il tesoriere Belsito e la Dagrada.

A parte che stanno uscendo ora delle dichirazioni della Dagrada che dice di aver avvertito Bossi, ed esclusa a priori la teoria del complotto romano, provo, sottolineo provo a prendere per buona l'idea di Mentana che il pover'uomo non ne sapesse nulla... francamente non mi sembra molto meglio...

"Non mi avevano detto niente", significa che Bossi è stato trattato più o meno come un povero vecchietto a cui non si dicono le cose per non agitarlo, e che lui seriamente provato dalla malattia, non se ne sia accorto. Il che mi farebbe pesare anche alla circonvenzione d'incapace, ma soprattutto mi fa pensare che un uomo che non era in grado di distinguere la realtà da ciò che gli veniva detto, fino a 4 mesi fa era un nostro ministro... ma andiamo oltre... continuiamo ad ammettere che Bossi non ne sapesse nulla... ma la signora Bossi e i suoi figli sì però, come potevano non sapere, o alla meglio, avranno pur chiesto 'sti soldi da dove vengono, di chi sono? E quindi, non è la stessa cosa? Sì, tanto che si è dimesso. Amen. Però, loro pensassero a chi hanno in casa e noi pensiamo, e anche tanto alla politica tutta, che pur se puzzolente, è la base, il sale della democrazia, ovvero di una nazione.

Ma intanto? intanto Maroni va a passo di carica verso la successione, driblando l'attuale triumvirato con Calderoli (Calderoli???) e la Dal Lago. Ma sono i risvolti sulla politica nazionali i più interessanti, perchè da qui si sentono battere i denti di tutti i politici, che se ancora non l'avevano capito, cominciano a vederlo sul serio che i tempi sono cambiati e sono tempi neri, anche per loro.

Amaramente divertente sarà vedere le loro acrobazie per rimanere sulle sedie, visto che non siamo capaci di mandarli tutti a casa.

lunedì 26 marzo 2012

Tornerei a Praga (solo) in Autunno

Campanili di un gotico sfrontato, cupole ortodosse, abbaini curiosi che sporgono dai tetti a spiovente, mentre comignoli sbuffano al cielo e il golem forse ancora si nasconde da qualche parte, mentre i turisti sono i proprietari indiscussi di Praga.

Il bel ponte Carlo V, da cui si gode una vista splendida sul Castello e la Cattedrale di S.Vito, con le due imponenti torri ai lati, l'ho trovato pervaso e invaso da orde di turisti (italiani per un buon 80%, di cui il 90% studenti: quale allegria), mentre orchestrine suonano musiche locali e non (magari anche O'sole mio) e artisti di strada espongono le loro arti ritrattistiche. La piazza dell'Orologio Astronomico, con i tavolini dei caffè all'aperto, affollati di gente distratta, che sembra badare all'orologio solo quando è in movimento....

Insomma, nel caso non ti fosse chiaro, Praga non mi ha innamorato come avrei creduto: di fatto è ormai solo una bella città europea. Punto. Di autentico forse è rimasta solo la birra scura, non troppo forte, ma con un inconsueto retrogusto al caffè: singolare e particolare, non a tutti piace: io ho preferito il vino bianco locale, ma la collega polacca se ne scolava tre a sera.

Però chissà, forse se fossi stata a Praga in autunno la mia percezione della città sarebbe stata diversa, magari almeno più romantica: gli alberi arrossati e la bruma mattutina avrebbero restituito un po di emozione e mistero a questa splendida città, la cui storia recente sembra esser stata cancellata sotto le vetrine sfavillanti degli stessi negozi che abbiamo a Roma...

A questo punto penserai che almeno questa volta io sia stata brava e diligente, ovvero che la guida non mi abbia persa di vista ogni cinque minuti... ennò, qui ti sbagli, perchè comunque cercavo sempre un angolo di autenticità, uno scorcio favoloso da fotografare, una facciata Art Nouveau o un bar tipico...


Tornata alla realtà, mi sono accorta che il mio gruppetto si era smaterializzato nell'esercito turistico: non ho battuto ciglio, e son rimasta lì, sul sagrato, perchè, buona regola di quando ti perdi -e vuoi essere ritrovato- è rimanere nell'ultimo posto dove certamente si era insieme, e la brava guida ti ritroverà. Così sono stata recuperata, mentre già con il programma alla mano pensavo di dirigermi al ristorante, dove certo sarebbero dovuti andare, prima o poi.

Altra emozione non da poco è stata la visita, con permesso speciale, alla Biblioteca Strahov: circa 280 mila libri di filosofia e teologia che risalgono anche al Medioevo, ospitati in due sale, di cui una è un piccolo gioiello. Probabilmente solo queste due stanza riscattano la perdita dell'essenza mistica e magica di Praga, che però ritrovi ancora nel cimitero ebraico. Anche il quartiere di Mala Strana, rispetto l'oltre Moldava, sembra conservare una sua dolcezza tipica.


Una cosa però devo dirla con vera ammirazione: non ci sono cartelloni pubblicitari. O meglio, ce ne sono, ma pochissimi e discreti; praticamente tutti i manifesti che vedi affissi in pannelli dedicati sono riferiti a eventi culturali, tipo concerti (tantissimi), mostre, musei... Praga ha indubbiamente una vita culturale molto vivace.

Sicchè, se ora mi chiedi se tornerei a Praga, ti dico che tutto considerato, ci tornerei solo in autunno, quando gli alberi arrossati e la bruma mattutina restituiscono un po di emozione mistero a questa splendida città.




mercoledì 7 marzo 2012

L'8 marzo del futuro

La festa delle donne di questo 2012 vedrà alcuni edifici romani colorati di rosa e la possibilità, per le gentil donzelle, di entrare gratis nei musei statali. Bello.

Poi immagino che la sera sarà tutto un brulicare di gioventù tra un locale e l'altro con delle offerte speciali al femminile, magari condito da un ammiccante spogliarello maschile, così, tanto per variare e farci contente.

Non l'avessi capito non mi piace la festa delle donne, al pari delle altre del genere.

Non ho voglia di stare qui a ricordare le origini drammatiche di questa festa, che magari se non conosci puoi cercarla...e neanche di auspicare una bella manifestazione come quella del febbraio dello scorso anno.

Mi piacerebbe che l'8 marzo non esistesse più così com'è.

Pensa che bello, un 8 marzo del futuro in una simpatica società in cui le donne non sono più vittime della violenza domestica o religiosa o semplicemente maschile; in cui le donne non hanno bisogno dell'alibi della loro festa per non vergognarsi di assistere ad uno spogliarello di bicipiti e tricipiti; dove le mimose non sono la scusa di un facile rimorchio, ma vengono deposte su un monumento al lavoro delle donne, in casa e fuori; in cui la dolce fermezza delle donne, pratiche e fantasiose, sia il motore per una società migliore.

Pensa che bello.

domenica 4 marzo 2012

Il "mio" Dalla - 4 marzo 2012

Caro amico ti scrivo
così mi distraggo un po

Mi sento un poco solo come te
Ma tu difendimi
Dalle monotonie e banalità
Da questa specie di spavento che ci prende e se ne va
Ma che ci cambia tutti dentro ma come fa

E' chiaro
Che il pensiero dà fastidio
Anche se chi pensa
E' muto come un pesce
Anzi un pesce
E come pesce è difficile da bloccare
Perchè lo protegge il mare
Com'è profondo il mare

Ma come fanno i marinai
a riconoscere le stelle
sempre uguali sempre quelle
all'Equatore e al Polo Nord
ma come fanno i marinai
a baciarsi tra di loro
a rimanere veri uomini però.

Penso a delusioni a grandi imprese a una Tailandese
ma l'impresa eccezionale, dammi retta, è essere normale.
Quindi, normalmente, sono uscito dopo una settimana
non era tanto freddo, e normalmente ho incontrato una puttana.

Amore mio non devi stare in pena,
questa vita è una catena,
qualche volta fa un po' male,
guarda come son tranquilla io
anche se attraverso il bosco
con l'aiuto del buon Dio,
stando sempre attenta al lupo.

Potenza della lirica dove ogni dramma è un falso
che con un po' di trucco e con la mimica puoi diventare un altro
ma due occhi che ti guardano, così vicini e veri
ti fan scordare le parole, confondono i pensieri
(...)
Te voglio bene assaje
ma tanto tanto bene sai
è una catena ormai
che scioglie il sangue dint'e vene sai

Un amore è amore anche se non ha domani
Rispondimi
fai come se non ti avessi amato mai
Rispondimi

.

mercoledì 29 febbraio 2012

Le Italie Parallele di Crozza a Ballarò

Negli ultimi giorni abbiamo silenziosamente assistito alla pubblicazione, nell'ordine, dei redditi degli esponenti del governo, dei manager pubblici e delle statistiche dell'Eurostat sui redetti medi dei cittadini europei, che l'Istat ha ridicolmente cercato di ridimensionare nell'ambito del Bel povero Paese.

Notizie che nella loro amarezza si commentano da sole e che trovano gli italici coerenti nella storica non reazione, probabilmente perchè i dati pubblicati son suonati come la scoperta dell'acqua fredda, che non ha speranza di essere scaldata. Mutismo e rassegnazione.

Ma a scaldarla questa acqua fredda, arriva Crozza, ieri sera a Ballarò, con 'vendicativa' ironia al vetriolo sulle Italie Parallele, che almeno fa ridere.

Se lo vuoi vedere, è qui: http://www.youtube.com/watch?v=5F2dYcC8wBk

martedì 21 febbraio 2012

Con l'auto dentro un corteo mascherato

Tanti anni fa Venditti cantava "bomba o non bomba, noi, arriveremo a Roma", ma ora mi vien da riaggiornarla in "bomba non bomba, noi, viviamo a Roma", dove per bomba non devi immaginare una palla di esplosivo nero, ma degli impedimenti. Qualsiasi tipo d'impedimento. Che una volta può essere lo sciopero dei mezzi pubblici, un'altra la manifestazione-guerriglia di qualche associazione inferocita, oppure ancora una nevicata eccezionale, al pari di un temporale un pizzico più intenso, ma anche un corteo carnevalesco... tutti i giorni e tutto a Roma può diventare un 'bombardamento' che ti fa venire voglia di mollare l'auto lì dove sei e andar via.

Quello di oggi per me è stato il carnevale dei bambini. Ecco, già ti sento che mi rimproveri per non aver simpatia neanche per l'ingenuo divertimento di una scolaresca allegramente mascherata sotto una nevicata di coriandoli e stelle filanti.Ma dammi tempo... dunque, ero in auto a San Paolo, con l'intenzione di parcheggiare e prendere la metrò per andare a lavoro. Già da qualche metro c'era qualcosa che non mi tornava: troppo traffico e troppi coriandoli per terra, ma le strade sembravano aperte ed io ho proseguito sul mio percorso, finchè non mi sono trovata dentro e dico dentro, il corteo carnevalesco dei bimbi. Senza che sto qui a darti l'urbanistica del quartiere, sappi che non potevo fare nulla, neanche tornare indietro. Ero intrappolata con un pugno di altri automobilisti sotto una pioggia di cordiandoli lanciati da bimbi divertiti accompagnati da genitori infastiditi. Infastiditi credo dai vigili, che pur scortando le mascherine con un'auto in testa ed una in coda, hanno però lasciato libere ed aperte le strade laterali. perchè forse avranno pensato che erano poche le mascherine in strada: no, i genitori parlavano di 7 km di fatine, robottini, principesse e cavalieri mascherati.

Mi sono salvata solo perchè ho trovato un posto, non un parcheggio, un posto dove lasciare la macchina e andare a prendere il metrò. Strada facendo ho incrociato una vigilessa che si affrettava a raggiungere la zona delle automobili ormai anch'esse mascherate: alla mia domanda sul perchè non hanno chiuso tutta l'area al traffico, com'era sensato fare, ha accellerato con viso basso. Poverina; deve essere brutto cercare di lavarare quando a dare gli ordini c'è gente insensata.

Ma bomba o non bomba, noi, viviamo a Roma.

mercoledì 15 febbraio 2012

L'Europa lo Chiede e Celentano Savonarola

L'argomento del giorno, come prevedibile, è la prima serata di Sanremo, con lo show di Celelntano. Show che però si commenta da solo: tutti i mali del mondo, o forse neanche tutti perchè mi pare -ma forse ero distratta?- abbia lasciato fuori i monaci tibetani che si danno fuoco... peccato, perchè quando si parla di tutto, si finisce per non parlare di nulla.

Meglio focalizzarsi solo su un argomento, che altrimenti ti vien solo voglia di andartene da questo pianeta... sarà per questo che sta notte ho sognato che ero su una navicella spaziale in mezzo agli anelli di Saturno? Gran bello spettacolo, quello onirico intendo.

Certo, parlare solo della Grecia, forse sarebbe stato troppo scontato, ma forse, lui, il Celentano Savonarola che tutto sa, ma nulla spiega, avrebbe invece potuto illustrare quello che a me e molti altri comuni mortali sfugge, ovvero perchè nonostante tutti i sacrifici ellenici, l'Europa continua a tirarsela con questi benedetti aiuti: ma se pensano che non ci sia speranza, che la lascino andare alla deriva della dragma...

In effetti la logica europea mi sa d'infinito masochismo: proprio ieri un servizio di Ballarò ha dimostrato come le banche i soldi li abbiano, ma piuttosto che immetterli nel mercato sotto la neve, li tengono al calduccio in un'altra grande banca. E la Merkel che risponde a tutto ciò: arragiantevi e fate sacrifici. Sicchè, svariati secoli dopo le crociate occidentali al suon di 'Dio Lo Vuole', siamo passati al moderno 'L'Europa Lo Chiede', dove per chiedere leggi ordina.

Non sono un'economista, questo è evidente, ma qualcosina la capisco, soprattutto grazie ai servizi del geniale Marco Fratini, che nel TG7 di Mentana racconta i fatti economici con una chiarezza inedita. AAA, AA+, AA: l'affidabilità dei Paesi come se fossero elettrodomestici che non devono inquinare: non fa una piega. Eppure tutto ciò mi sembra suicida: l'economia è tenuta su dai consumi, che se non ci sono non generano richiesta, nè incremento della produttività, e quindi finiscono i soldi per gli imprenditori, che non garantiscono salario ai lavoratori che non consumano: si chiama circolo vizioso. Sicchè è normale se dopo non so più quante manovre lacrime e sudore, ci svegliamo oggi con il Pil al -0,7%: ma va? tanto che non è una sorpesa che sui giornali fa più notizia il Celentano Savonarola, che la nostra immobilità in perdita...

Quando ero piccola chiesi a mia madre perchè divisero Berlino con un muro, lei mi rispose: 'perchè avevano paura di cosa avrebbe potuto combinare la Germania unita'. Lì per lì non capii, ma ora ho il dubbio che temessero lo spread.

Peccato perchè l'Europa Unita mi piaceva proprio tanto.

domenica 5 febbraio 2012

Le polemiche del giorno dopo la neve a Roma

L'amore per Roma è un amore nato presto (anche se non amo viverci), quando da ragazzina l'augusto genitore mi portava a spasso in centro, mostrandomi le meraviglie che lui aveva imparato a conoscere da ventenne militare, trasferito nella capitale. Così, da ignorante d'arte, mi sapeva spiegare la grandezza del colonnato di S. Pietro, o la ricchezza delle chiese barocche; ma era su via dei fori imperiali che il suo essere militare s'inorgogliva: quando di fronte le cartine geografiche che illustrano l'espansione militare romana, mi spiegava di come l'impero avesse conquistato tutto il mondo allora conosciuto. Un impero romano così potente, che a un certo punto fu detto Sacro, ma solo dopo che la stessa città di Roma venne proclamata divinità: ed in effetti, per l'epoca, cos'altro si poteva fare per rendere onore a questa città? Sebbene, è ovvio, la città fosse solo un preciso riflesso dei suoi uomini, che sulla disciplina militare avevano fondato la loro prosperità. Ma Roma purtroppo, era anche burocrazia e se non sbaglio, fu proprio inventata dai romani: un altro modo per tenere sotto controllo le genti conquistate.

Come avrai capito dai post precedenti, oltre Roma amo anche la neve, ovvero le nevicate, così mi diverto a immaginare come poteva essere la gestione dell'emergenza neve nell'Antica Roma (dovrà pur aver nevicato ai tempi di Cesare o Marco Aurelio): una gerarchia piramidale, ognuno con un compito ben preciso, che però andava ad incastrarsi con quelli distribuiti parallelamente. Immagino uomini in armatura e mantello rosso che se ne andavano sul posto con i centurioni che attrezzati cominciavano a spalare, mentre magari un capitano individuava un civile sveglio e gli diceva come organizzare la gente. Poi, però, mi viene da immaginare la grande metropoli che oggi è Roma, con quasi 3 milioni di abitanti, divisi in Municipi. Ma chissà com'è, non mi sembra poi così diverso: i modelli, se funzionano, possono essere ripetuti anche in scale maggiori.

In realtà io non lo so cosa accadeva nell'Antica Roma quando nevicava: magari i bambini impazzivano di gioia come oggi, o anche no; magari come oggi la città si paralizzava, oppure sul serio la macchina militare partiva contro Generale Inverno. Ma francamente mi smebra verosimile, perché Roma era militare (magari qualche archeologo mi farà sapere).

Di fatto di quella grande organizzazione che era quella dell'Antica Roma, rimangono quasi solo le vestigia imbiancate da una nevicata di polemiche, che si sapeva sarebbero arrivate.

Il sindaco Alemanno dice ora che le previsioni meteo erano sbagliate perché davano solo pochi millimetri di neve: oltre all'opinabile affermazione, rimane il fatto che un conto è un'organizzazione carente, altra è la totale assenza di organizzazione. E guarda caso, in questi due giorni a Roma a mancare è stata proprio l'organizzazione. Tant'è che se sulle strade del centro o verso Ostia di neve non c'è più traccia, sotto casa mia, stradina chiusa in periferia sudovest (dove però vivono circa 72 famiglie), sta ancora quasi tutta lì, con le automobili non più utilizzate, ancora perfettamente incorniciate da neve ghiacciata.

In alcuni momenti l'imperiosità militare è fondamentale: serve qualcuno di capace che dica cosa, come e dove. Non è di una società militare che sento mancanza, se è questo che puoi aver pensato, ma della capacità dell'Antica Roma di saper individuare uomini realmente valenti, capaci di saper scegliersi collaboratori altrettanto valenti per risolvere i problemi. Mentre mi pare che di quegli antichi fasti abbiamo ereditato gli edifici (tra i più ammirati nel mondo, che però i più neanche guardano), e la burocrazia impossibile.

Dissolto nel tempo e nella corruzione il valore di scegliere governanti capaci di gestire, non dico le genti di tutto il Mediterraneo, ma almeno italiane. Che siano sindaci, assessori, parlamentari o ministri. Di fatto la nevicata di polemiche del giorno dopo pare del tutto inutile: è cronaca di infiniti disagi molto più prevedibili della neve stessa.

A questo punto, visto che c'è la possibilità che questa notte il cielo su Roma rispolveri neve, come pure martedì mattina, godiamocela tutta questa nevicata del 2012.
Poi se vogliamo, penseremo.