martedì 26 marzo 2013

Il Pisolino di Crimi in Senato: Delusione

Da questa mattina questa simpatica fotina sta facendo il giro del web.

Curiosa di leggere gli anatemi di Grillo, sono andata a farmi un giro sul suo blog: ad ora niente.

Nota bene, non si è trattato solo di banale curiosità, ma di un'aspettativa legittimata dal voto che ho dato al M5S, proprio al Senato.

Un voto dato a denti stretti, sia chiaro, per tutti i motivi che sappiamo, ma che comunque ha permesso a questo signore di riposare su quel sedile.

Questo pisolino conferma il dubbio che avevo: la perfezione non è di questo mondo, né tanto meno dei neo eletti grillini.

Ero già rimasta delusa dal loro 'integralismo' all'indomani dell'elezione senza vincitori, convinta che le ideologie senza la capacità di realizzare e costruire compromessi non sia amore per il Paese, ma egocentrismo politico. Delusa dall'esito del mio voto, pensavo ancora che in certe situazioni scossoni forti, come il M5S, siano la cura migliore. Pur rimanendo convinta che la politica non può essere 'improvvisazione d'impegno civile', ma un impegno continuo sul territorio e con le Istituzioni, che -quello sì-, culmini con un'esperienza a termine in Parlamento, penso che l'esperienza dei grillini sia un ottimo laboratorio che può costringere la politica ad un rinnovamento profondo.

Oggi sono ancora più delusa, ma (ottusamente?) penso ancora che il M5S sia un'opportunità per il Paese, a patto però che scendano dal loro piedistallo di 'puri': anche loro cadono nei ristoranti costosi, si addormentano cullati dalle relazioni di Monti e soprattutto ragionano con una loro coscienza politica, che alle volte non aderisce alle ideologie di Grillo.

Con questo non voglio dire che facciano bene a prendere i 'vizietti' dei politici, o che si debbano rendere complici di 'inciuci', o che Grillo debba defenestare Crimi, ma che forse stanno capendo che tra il criticare e la buona volontà, c'è di mezzo il fare consapevole che viene dall'esperienza.

mercoledì 20 marzo 2013

Giornata Mondiale della Felicità

Oggi è la giornata mondiale della Felicità.
Quando l'ho letto nei titoli de LaStampa.it non ci credevo: l'Onu ha stabilito che oggi il mondo intero debba celebrare la felicità.

Poi leggi l'articolo e ti ritrovi su una pagina di economia: il Pil che misura tutto tranne il nostro grado di soddisfazione, con il Bhutan che nel lontano 1972 cominciò a lavorare non su uno sviluppo economico, ma sulla soddisfazione personale, tant'è, prosegue l'articolo, che negli Usa dove il reddito pro capite è sempre in aumento dal 1960 ad oggi, il tasso di felicità è rimasto invariato.

Della serie: i soldi non fanno la felicità. E s'è sempre saputo, tanto che però s'è pure sempre detto che aiutano molto...

Ma, siamo proprio sicuri sicuri che bisogna istituire una giornata mondiale delle felicità per ricordare ai governi che non di sola economia si vive? E poi, mi chiedo ancora, la felicità non è un sentimento personale, ai limiti dell'intimità, che va a coinvolgere i propri equilibri interni, la capacità del tutto personale di approcciare in un modo piuttosto che in un altro un dato evento? Certo, è vero che per poter essere felice anche solo per una giornata di sole non devi combattere (per esempio) con la burocrazia, che dipende dal governo, ma il mio dubbio più grande è: e se questa festa tra qualche anno diventasse un espediente di marketing folkloristico, tipo S. Valentino che se non sei felicemente in coppia rischi che quel giorno ti deprimi ... ?

venerdì 15 marzo 2013

Ritorno a Sharm El Sheikh

Erano circa nove anni che mancavo da Sharm El Sheikh, ma il ricordo mi è sempre rimasto vivo.

Il mare cristallino che già a riva vibra di mille colori dei coralli, e le passerelle che ti portano sui pontili indispensabili per farti fare il bagno senza ferirti sui coralli e senza ferire loro, immergendoti così in un universo marino di pesci altrettanto colorati. Oppure ricordavo le  maestose montagne alle spalle dei resort, cime di granito rosso, nei cui wadi i beduini vivono e commerciano, offrendo ai turisti passeggiate sui cammelli, sui cavalli o corse sui quod. Quelle stesse montagne, che tre ore più a nord nascondo il mistico Monastero di Santa Caterina e il suo roveto, che sembra essere 'quel' roveto biblico... E gli odori, quello di benzina decisamente non verde, che si mischia alla dolcezza del gelsomino, che nel deserto si amplifica, pur non essendo sempre visibile.

Proprio gli odori mi hanno colpito all'arrivo in aeroporto: sarà stata la bassa stagione, sarà stato un giorno non 'classico' per gli arrivi, ma l'aria non sapeva di benzina non verde...

I nostri ospiti ci hanno riservato stanze in una località che non ricordavo e -forse- nove anni fa ancora non c'era: a oltre una mezz'oretta da Naama Bay, Nabq, laguna. Ed infatti è una Sharm diversa, la spiaggia è una vera laguna ed i coralli si trovano solo molto, molto avanti nel mare, sicchè per lunghi metri, forse quasi un km, si può camminare senza pericoli, con l'acqua però che a seconda della marea arriva alle caviglie o al ginocchio: ideale per i bambini, ma non per chi cerca il Mar Rosso dell'immaginario.

Ma il sole, è sempre quello: caldo e capace di bruciare, se non attenti, la pallide pelli europee.

Ed il caldo era proprio quello che andavo cercando, tanto da rimanermene al sole di mezzogiorno tra la visita di un resort e l'altro, mentre il fresco dell'aria condizionata andavano cercando i miei compagni di viaggio.

Compagni di viaggio divertenti e simpatici: la mitica Celeste, con i suoi eccezionali racconti 'dietro le quinte' di scoop;  Laura, con la sua entusiasta allegria; Luigi e la gentilezza sabauda; Oriana e Giovanni, cordiali e disponibili; Massimo, con una ironia puntuale e divertente; Fiorenzo con i suoi viaggi in vespa con la figlia e Angelo, giocherellone e spiritoso.

Una compagnia messa insieme dal caso, ma con cui è stato gradevolissimo condividere il mio ritorno a Sharm, che ha coinciso con il mio 40° compleanno.

Al caso che mi ha riporta a Sharm El Sheikh a compiere gli anni, e ai miei compagni di viaggio, un gran sorriso, per un altro ricordo vivo nel tempo.

giovedì 28 febbraio 2013

Governo e Papa forse il 15 marzo

Tra poche ore il santo padre diverrà Papa Emerito, un ex papa Benedetto che se ne va con la benedizione di tutti, mentre continuerà a sostenere la sua croce 'lontano dagli occhi del mondo'. Intorno al 15 marzo forse il nuovo papa. Amen.

Da qualche giorno l'esito delle nostre elezioni tiene banco ovunque, dai salotti tv ai social net, passando per i bar sport, finendo sulle testate di tutto il mondo. Intorno al 15 marzo forse il nuovo governo. E sia.

Commentatori più puntuali e sagaci di quanto posso esserlo io, stanno già ragionando sui loro spazi, evidenziando luci ed ombre, sfumature ed incrinature di un dato di fatto: forse il 15 marzo sarà vera ingovernabilità. Prosit.

Però, dall'altra parte dei monitor, dei tablet, degli smartphone, delle tv e dei giornali, c'è la vita reale, che ti sembrerà strano, ma continua a scorrere con la sua banalità analogica. C'è un esercito di persone che comprando frutta e verdura o facendo il pieno dell'auto, ha una stretta al cuore, perché senza aspettare il 15 marzo, proprio non sa dove andrà a finire. Smarrimento.

Al di là dei coraggiosi ottimismi che vedono in queste crisi possibilità di cambio di rotta, personalmente mi sembra di vivere su una nave in balia dell'italica tempesta perfetta, con venti violenti di spread, ed il nocchiero che urla di cazzare la randa a marinai basiti dall'ordine che strapperà le vele, mentre timone e timoniere son finiti tra le onde ed il capitano, invece di preoccuparsi degli uomini, sta chiuso in cabina a far di conto per i banchieri finanziatori, ma finanziati...  In c**o alla balena. Tutti i giorni, non solo il 15 marzo.

lunedì 11 febbraio 2013

Il Papa si è Dimesso

E così, Benedetto XVI s'è dimesso.... evento letteralmente epocale: dopo 6 secoli è il primo che lo fa.

Mentre scrivo, Massimo Cacciari, intervistato dalla Berlinguer su TG3, dice che è un fatto di estrema umiltà ed innovativo, e nega con forza i paralleli con Celestino V, il papa del 'gran rifiuto' per dirla alla Dante, dicendo che i temi di contemporaneità interni alla Chiesa, come il celibato, il ruolo delle donne, la pedofilia... sono temi troppo complicati per un conservatore come lui. Se lo dice Cacciari possiamo crederci, però....

Però... c'è questa foto di Wojtyla che mi ha sempre emozionato: pur non essendo cattolica, ma cristiana, quest'uomo così malato, esposto alle intemperie che si aggrappa al crocefisso, mi pareva un esempio di vita: sopporta quello che la vita ti mette d'avanti, frutto anche delle tue scelte, e vai avanti perché non sei solo. E poco importa che a livello politico, per me, papa sia sinonimo d'intrighi internazionali e segreti indicibili, rimane il fatto che per milioni di persone nel mondo intero, il papa è un faro nella notte buia; soprattutto se consideri che alcuni di loro ancora oggi sono perseguitati, bruciati, incarcerati, lapidati, solo per essere cristiani. Per questo ho ammirato così tanto Wojtyla.

Il papa, da come mi è stato insegnato nei lunghissimi anni trascorsi dalle suore francescane, non è padrone della sua vita, ma è servo primo di Cristo, è suo vicario in terra, che pure nel giardino del Getsemani ebbe così paura da chiedere la possibilità di allontanare quel calice....

Cristo, il figlio del Dio della compassione e della sopportazione, che annuncia come la giustizia non sia di questa terra, che bisogna perdonare e sopportare, motivo per cui, per esempio, il matrimonio è indissolubile pure se tuo marito ti picchia (a meno che non si riesca  a farlo annullare dalla Sacra Rota....)

La domanda che mi pongo ora, da cristiana circondata da familiari cattolici, è: dopo che Benedetto XVI s'è dimesso perché troppo malato, troppo stanco, troppo qualsiasi cosa... con quale forza morale e religiosa la Chiesa potrà ancora dare diktat ed anatemi? Con quale Spirito Santo i cattolici di tutto il mondo sapranno avere ancora fede in un'istituzione che certo, secondo me, dovrebbe essere 'riformata', ma con metodi, vista la natura stessa dell'istituzione, più consoni ad un Papa....

mercoledì 30 gennaio 2013

Il Treno della (non) Comunicazione

Ci sono aziende che fanno della comunicazione e dell'organizzazione  il loro punto di forza, unitamente alla qualità del servizio; altre, che sottraendo il monopolio a FS e ponendosi come pilastro del made in Italy, deludono proprio sulla comunicazione...

L'invito, per il 24 gennaio scorso, era arrivato nei giorni precedenti come consuetudine, ma non riportava né referente, né luogo e orario dell'appuntamento per il 'viaggio stampa' su Italo, con il suo amministratore delegato Sciarrone, il ministro dell'ambiente Clini e Farinetti, presidente di Eataly, che fornisce i pasti sullo stesso Italo. L'incontro era organizzato nell'arco di un pomeriggio, in treno da Roma a Bologna e ritorno.

Solo a due ore della partenza è arrivata mezzo mail la specifica dell'appuntamento: h 13,30 a Tiburtina. Tutti abbiamo dato per scontato che sul treno sarebbe stato offerto un qualcosa per cibarsi, visto l'orario, ma soprattutto vista la presenza di Farinetti, uomo la cui idea imprenditoriale è indiscutibilmente 'avanti' ed interessante...

Non solo siamo rimasti a stomaco vuoto, ma arrivati a Firenze ci siamo resi conto che i posti su cui ci avevano invitato ad accomodarci, non erano stati bloccati per noi da NTV, sicchè alcune giornaliste hanno doverosamente dovuto lasciare il posto a viaggiatori, legittimi titolari delle comodissime poltrone Frau... Ed anche chi sperava in un caffè offerto a Bologna, nella sala d'aspetto, è rimasto inesorabilmente deluso.

La stranezza, in tutto ciò, è che queste iniziative vengono organizzate anche per far testare il prodotto complessivo proposto alla clientela finale. La domanda è allora sorta spontanea: le nostre aziende, o meglio, noi Italia, stiamo messi dunque così male, tanto che le aziende non possono più permettersi il minimo sindacale dell'ospitalità? E la comunicazione, oltre che l'organizzazione, che dovrebbe essere colonna portante del mitico made in Italy, deve necessariamente lasciare il posto all'approssimazione? Un'approssimazione che non solo permette confusione sui posti a sedere, ma contempla in sé una conferenza stampa tutti in piedi appassionatamente, nel corridoio del vagone, dove l'ultimo del mucchio fatica a comprendere anche di che si parla...

Ai posteri l'ardua sentenza.

giovedì 17 gennaio 2013

Alcool e Demoni


Sabato sera, in cammino verso la macchina parcheggiata a Garbatella, incrocio un ragazzo, avrà avuto neanche 17 anni, che infilandosi in un bar con tutto il casco, chiede di comprare una bottiglia di limoncello. Neanche fo in tempo a notare la cosa, che una ragazza che camminava avanti a me, parlando al cellulare con l'amica, non ha avuto remore a raccontare di quanto, giorni prima, fosse stata 'ubriaca, ubriachissima', tanto da non ricordarsi neanche cosa aveva detto a qualcuno che le piaceva...

Personalmente non ho niente contro il bere uno, due, magari anche 4 bicchieri di vino a tavola, oppure rallegrarsi con dell'ottimo ron, magari cubano... però...

Però mi fa veramente paura vedere come ormai sia diffusissimo il rito di bere per divertirsi, rito scollegato dalla consapevolezza che l'alcool solo apparentemente ti rende più libero: in realtà un sbornia con tutti i crismi è capace solo di tirare fuori i propri peggiori demoni. Demoni che saranno liberi di scorrazzare, parlando a vanvera, e che spesso finiscono per offendere, invece che lusingare, tirandoti fuori le peggiori paure, materializzate come un incubo, o ancora e soprattutto, regalando l'illusione effimera di essere indistruttibili, quando invece si è ancora -e sempre- comuni mortali.

La cosa veramente triste, però, è che quando te ne accorgi sei già al pronto soccorso, stupito e meravigliato che la 'cazzata' sia successa proprio a te, che reggi benissimo l'alcool, ma rallegrato di non avere ucciso nessuno.

Per il momento.

mercoledì 26 dicembre 2012

Femminicidio: l'autocritica che non c'è

Al 24 novembre scorso sono state 113 le donne uccise in Italia solo quest'anno. E 73 di loro sono morte per mano di compagni o fidanzati.

E' questo l'unico dato che mi viene da dire, commentando il manifesto di Don Corsi, da lui affisso nella sua chiesa in Liguria. Il manifesto è un articolo scaricato dal sito Pontifex, in cui in sostanza si dice che noi donne si debba fare autocritica, perché le aggressioni sono colpa dei nostri abiti succinti, dei nostri gesti ammiccanti, che magari sono solo una nostra sensualità innata... Ma non è colpa dell'assenza di rispetto e amore per noi donne. E' colpa nostra, come nel Medioevo, epoca ricca di d'arte e cultura, dove però la paura delle donne era fondante della società stessa...

Non è -e non può essere- una minigonna con tacco 18 l'alibi per un'incapacità tutta maschile nel frenare i propri istinti e le proprie frustrazioni, la spiegazione sulla violenza alle donne, la motivazione del femminicidio. Anche perché, francamente, mi risulta difficile immaginare una casalinga nell'atto di mandare al marito improponibili messaggi a sfondo erotico, tali da farsi massacrare di botte. Mi viene di più da immaginarla nell'atto di chiedere la separazione...

Ma va bene, proviamo a farla questa autocritica, ammettendo che a volte usiamo il nostro corpo, esattamente come la società maschilista in cui viviamo ci ha insegnato a fare, ok... ma l'autocritica maschile quando sarà invocata dai preti?

Ad ogni modo, mentre l'articolo scatenava un putiferio, questa mattina vicino Bordighera, non troppo lontano dalla chiesa di Don Corsi,  tale Santino ha ucciso a fucilate moglie e cognata, tentando poi il suicidio.

Don Corsi, per caso, secondo lei, Santino avrà scoperto le due sorelle in atteggiamenti saffici e incestuosi?

mercoledì 5 dicembre 2012

A Ballarò Landini provoca, Polillo offende

Ieri sera Ballarò è stato illuminante: grazie alla lite tra il sottosegretario all'Economia, Polillo, e il segretario generale di Fiom, Landini, ho capito che i componenti del nostro governo non stimano gli italiani (e chissà, forse ho scoperto l'acqua calda).

E' cominciato tutto sul far di fine trasmissione, quando Landini ha letteralmente sbroccato, cominciando a chiedere conto su alcune questioncine, tipo la Fiat: 'E che lo viene a dire a me?', (e a chi dovrebbe?) snerva Polillo sulle prime, ma poi il Landini rabbioso gli fa cadere la maschera: 'In Germania lavorano' offende. Apriti cielo e guarda il video:

http://www.youtube.com/watch?v=jKY_Th0c-I8#

E' vero: il pubblico non brilla per impegno e solerzia... ma non tutto, però: posso dare qualche nome di impiegati statali veramente bravi.

Ad ogni modo, il mio punto è che se fino a ieri sera pensavo che le infelici uscite della signora Fornero fossero espressione di personale ingenuità, ora sono convinta che i nostri italianissimi tecnici schifino il popolo cui appartengono. E questo spiegherebbe perché, citando Valentini di Repubblica (sempre ieri a Ballarò), 'il governo tecnico ha fatto errori tecnici': parrebbe che secondo loro non ci meritiamo soluzioni giuste a problemi ingiusti.

Mi chiedo quando saremo capaci di dimostrare che si sbagliano.

lunedì 3 dicembre 2012

Primarie PD: la Fiducia nell'Esperienza


"Era giusto provarci, è stato bello farlo insieme. Grazie di cuore a tutti!": così Matteo Renzi ammette la sua sconfitta alle primarie.

Non sono renziana, eppure (e) nonostante, mi si dica che non sia un buon sindaco, non m'era dispiaciuta la sua logica. Ero certa che Vendola non ce l'avrebbe potuta fare, ma ero anche certa che il sofferente popolo della sinistra volesse veramente cambiare.

E invece l'italiano di sinistra si dimostra ancora spaventato dai cambiamenti, fedele a una bandiera così sbiadita da non essere neanche più rosa pallido, ma grigio smog.

Ad ogni modo ora -quasi- tutti danno Bersani come prossimo Presidente del Consiglio, ma non fanno i conti col Grillo furioso: siamo proprio sicuri sicuri che quel quasi 40% di Renzi rimanga nel PD? Siamo proprio proprio sicuri che non vada a protestare in un 5 stelle lusso, che a quel punto non si fermerebbe più? Se così fosse, poi sì che ridiamo: la politica non può essere una professione per farsi tante belle case, ma un mestiere che serva la comunità: necessita d'esperienza, come tutti i mestieri. 

Ma la fiducia nell'esperienza e il timore di cambiare, paradossalmente, potrebbero produrre proprio quei cambiamenti che tanto hanno cercato di scansare i sinistroidi in cerca di sicurezza: la percentuale totale degli italiani insoddisfatti è così alta, che prima o poi il cambiamento sarà un fatto. E' il come si cambierà che farà la differenza.

Poi c'è sempre l'incognita della futura collocazione di Monti, ma questo è un altro post... insomma, in attesa del giorno del giudizio elettorale, non posso fare altro che annotare l'amara ironia del sindaco rottamato: intervistato da Mentana ha detto: "La battuta più cattiva me l'hanno fatta su Twitter: finalmente Renzi ha fatto una cosa di sinistra: ha perso".

giovedì 15 novembre 2012

Decima: il Tevere Esonda dai Tombini

Per Roma il 2012 non sarà solo l'anno della grande nevicata, ma anche quello del Tevere che uscì dai tombini di un suo quartiere, Decima.

E' iniziato tutto ieri, nel primo pomeriggio, quando sulla strada asciutta di via Camillo Sabatini, s'è formata una grande pozzanghera, all'altezza della scuola media. 'Strano -ho pensato quando l'ho vista-, ieri non c'era, e da domenica non ha più piovuto'. Senza pensarci troppo ancora, ho proseguito nelle mie commissioni. Ma alle 19,30, andando via da Decima, capisco che c'era qualcosa che seriamente non andava: il giardinetto ribassato sotto casa mia era diventato una palude urbana, con i gradini che scomparivano nella melma e la pozzanghera sulla via, era diventata una piscina di almeno 15 cm. Poi, in serata su Facebook ho letto, da Mario il meccanico preferito, che i garage e le cantine dei palazzi del Torrino Sud s'erano invasi d'acqua. 

Insomma era una certezza: il Tevere, che pure ha tracimato nelle campagna sul lato destro del fiume, non è arrivato fisicamente nel quartiere, ma lo ha invaso tramite le fognature e quindi i tombini. Una cosa del genere non era mai successa nei 50 anni di vita di Decima. Ma il bello doveva ancora arrivare.

Infatti questa mattina Paolo il dirimpettaio mi avvisa che Decima è tutta sott'acqua. Allora parto da casa della genitrice, munita di macchina fotografica e vado a vedere la situazione.

Alle 11 molta acqua era defluita, ma molta c'era ancora. Via C. Sabatini direttamente chiusa, dall'incrocio con via R. Chiesa, impraticabile in più punti, ma aperta al traffico, come pure via M. Mona, nonostante sembrasse un fiume; mentre largo F. De Gregori pareva una piscina comunale...

In tutto ciò, oltre a inermi Vigili Urbani, non c'era nessuno: né pompieri, né protezione civile. Perché, mi diceva Mario il meccanico preferito, che i pompieri hanno detto che sarebbero intervenuti solo se ci fossero stati cristiani  in seria difficoltà: anche a pompare via l'acqua, non si sapeva dove espellerla; stesso impedimento spiegato dalle imprese private di spurgo. Insomma tutti a guardare la marea fangosa e male odorante che saliva dai tombini, senza che nessuno della Protezione Civile provvedesse a metter su delle passerelle per camminare... niente, solo qualche cittadino volenteroso ha piazzato blocchettini di mattoni per fare un piccolo camminamento instabile...

Insomma ancora una volta Decima è stata abbandonata a sé stessa. Avranno pensato che tanto l'emergenza sarebbe rientrata in giornata e che tutti vecchietti che abitano la zona si sarebbero arrangiati. E così vedevi ragazze con gli zaini che davano la mano ad arzille vecchiette, mentre queste, con borsa della spesa ricolma al seguito, si avventuravano a salire sui muretti per accedere ai portici: unici luoghi asciutti del quartiere.

Mentre mi guardavo intorno come se stessi assistendo all'antipasto dell'apocalisse, m'è rivenuto in mente un dialogo con i miei genitori, avvenuto circa trentanni fa:

Genitrice: Ma io non sono tanto tranquilla in questo quartiere dove prima c'era una palude ed è così vicino al Tevere...
Augusto Genitore: Sta tranquilla, che se anche il Tevere straripa, abbiamo i portici: vedi che i palazzi sembrano palafitte? Siamo al sicuro.
Io: Dai mamma, che se il Tevere ci allaga gonfiamo il canotto e poi navighiamo con i remi! Come a Venezia!

C'è mancato poco che diventassi profetica. Ma non è ancora detto.


http://roma.repubblica.it/rubriche/perifeur/2012/11/15/foto/il_tevere_dai_tombini-46697904/

venerdì 9 novembre 2012

La Leghista e i Meridionali

Già da ieri sera su Facebook avevo notato che giravano post infuocati in risposta alle provocazioni della signora Donatella Galli. Lì per lì non gli ho dato peso, prendendole, appunto, per provocazioni: cosa rispondere a chi ti posta una cartina dell'Italia a cui hanno cancellato l'intero Meridione? Niente.

Ma oggi incrocio ciò che pubblico qui di fianco. E mi arrabbio.

La signora, che nota bene si definisce bastarda, in un colpo solo offende svariati milioni di onesti meridionali (tra cui me, naturalmente), e riapre le ferite mai sanate della Shoa e della Seconda Guerra Mondiale. Niente male per una  signora che fino a ieri sera era una perfetta signor nessuno...

Del resto la politica italiana è così alla deriva, che ognuno cerca di navigare con gli strumenti che ha: la signora bastarda leghista, come si definisce, ha solo lo strumento dell'ignoranza. Quell'ignoranza crassa dei pregiudizi e gretta di populismo. Quell'ignoranza che fa a brandelli la Storia, e straccetti di chi questa Storia l'ha avuta in casa. Se poi questa casa è anche in un paese del Meridione, in un Sud dove Cristo sta sempre, ancora e inesorabilmente, fermo a Eboli, perchè così conviene a tutti, leghisti compresi che altrimenti non avrebbero pretesti per parlare.... allora s'è fatto tombola: la signora Galli, la bastarda leghista, ha la sua cassa di risonanza sulla pelle di gente a cui invece dovrebbe stendere un tappeto verde, se proprio non vuole usare quello rosso.

Ma tra un ragionamento e l'altro, ripensando a questa immagine e facendo pensieri complessi, in cui metto in mezzo, dubitando, la Democrazia, Voltaire e la sua biografa  Evelyn Beatrice Hall, con la magnifica idea "Non sono d'accordo con quello che dici, ma darei la vita perché tu possa dirlo"... lo sguardo della signora bastarda leghista mi attira l'attenzione, e mi sembra un po troppo espressivo, un po troppo vivace... e mi viene l'idea che forse la signora Donatella Galli sia in un momento di seria difficoltà e che forse abbia bisogno di un aiuto.
E allora mi arrabbio e mi sconcerto un po meno.

Un po meno, ma sempre arrabbiata e sconcertata sono.

martedì 16 ottobre 2012

A Lens il 'Secondo Louvre'

Il museo del Louvre non simboleggerà più solo Parigi: aprirà a Lens, il 4 dicembre 2012,  una 'succursale'.

Il Louvre-Lens ospiterà, con rotazione di qualche anno, 205 opere di proprietà 'della casa madre', nella maggior parte solitamente relegate in magazzini, oltre a mostre tematiche allestite periodicamente.

La vera particolarità di questo 'secondo Louvre' è la disposizione: le Galerie du Temps, ovvero non più sale tematiche in cui i non conoscitori di arte si aggirano perplessi capendo ben poco di ciò che vedono, ma una progressione temporale, dove passare da una sala all'altra è passare da un secolo all'altro, da uno stile all'altro, così da capire almeno istintivamente (esattamente come alla Galleria Nazionale d'Arte Moderna a Roma, luogo sublime).

Così il Louvre -Lens da un  lato crea fidelizzazione nei visitatori, che periodicamente avranno nuove opere da vedere; da un altro offre la possibilità di far ammirare opere che altrimenti starebbero sole solette al buio. Eppure il Louvre-Lens non offre solo opere 'minori', ma anche signori capolavori che hanno cambiato l'arte europea e non solo.

Tra le opere di grande richiamo, infatti, spicca il capolavoro di Delacroix, La libertà che Guida il Popolo, capolavoro ottocentesco, in commemorazione della Rivoluzione. Oppure l'elegante San Sebastiano del rinascimentale Vannucci, meglio conosciuto come 'Il Perugino'... ma ci saranno anche dei Botticelli, Raffaello, El Greco, Rubens, Poussin, Rembrandt, Goya, Ingres...

Tutte queste opere d'arte avranno però bisogno di una comoda casa accogliente: ci ha pensato lo studio dell'architetto giapponese Sanaa, con una struttura ultramoderna in vetro ed alluminio, mentre a Lens non ci sarà solo il 'secondo' Louvre da vedere, ma anche il grande bacino minerario, che proprio quest'anno ha fatto domanda per l'inserimento nel patrimonio Unesco.

Inutile ricordare come e quanto avremmo da imparare dai francesi, foss'anche solo da Delacroix.....


domenica 14 ottobre 2012

Una (Divertente) Giornata al Poligono di Tiro

Idonea al maneggio delle armi corte e lunghe: questo il risultato della mia giornata al poligono di tiro di Tor di Quinto, propedeutica al rilascio del porto d'armi per l'eredità del piccolo arsenale dell'augusto genitore.

Se hai letto il post predente sull'argomento, sai che la cosa mi lasciava perplessa e non poco, considerando la mia avversità verso le armi da fuoco. Sicchè mi sono portata al poligono con molte perplessità, molte riserve e dubbi sulla mia reale riuscita.

Sì perchè non è raro, soprattutto se intimidita, che mi produca in una serie di maldestrità degne di Paperino: così m'immaginavo capace di sparare ovunque tranne che sul bersaglio, oppure trascinata via dal rinculo della pistola, piuttosto che farmi partire un colpo pericoloso...

Ad ogni modo sono arrivata, sbrigato l'iscrizione, ritirato la 'mia' Beretta calibro 9 in armeria, procurati i proiettili e posizionata al poligono 25 metri, dopo una breve lezione introduttiva alla sicurezza del maneggio della stessa. E con un certo fastidio, ho scoperto che le mie mani, lungamente esercitate solo nel pigiare i tasti della testiera, non hanno sufficiente forza per avviare le operazioni di preparazione all'utilizzo, ovvero sparare.

Di fatto il procedimento di armo e disarmo, in cui c'è da tirare indietro il carrello otturatore, mi è risultato estremamente complicato da realizzare: mentre impugni con la destra ed il pollice tiene alzata la levetta del hold open, con la sinistra devi poggiare il palmo sulla parte zigrinata del carrello, e posare polpastrelli dell'indice, medio e anulare sull'altro lato della zigrinatura e tirare di scatto verso di te, mentre la destra -sempre con l'hold open tirato- spinge in senso opposto. Una fesseria che m'è riuscita una volta sola: non ho sufficiente forza nella mano sinistra. Essendo 'ambi destra' ho provato a chiedere d'invertire... ma non è stato possibile, credo perchè diventava troppo complicato per il tempo a disposizione. E' finita che l'istruttrice (caspita quante donne frequentano il poligono), si è focalizzata sulla mia attenzione ad agire in sicurezza e la mira. Sono uscita con 25 colpi a segno su 30.

Poco entusiasta dalla mia perfomance per il problema carrello, e poco divertita dall'oggetto stesso, ho aspettato che arrivasse il tempo per mettermi alla prova con la carabina sui 50 metri: ero certa che se m'aveva 'deluso' la pistola, il fucile mi avrebbe fatto orrore.

Invece: stupore e meraviglia mi sono divertita e anche appassionata, nonostante l'istruttore sulle prime fosse molto burbero. Avevo infatti la sensazione che il tipo mi tollerasse appena, e non per il mio genere femminile, ma per la motivazione che mi portava lì: banale eredità e non passione sportiva tardiva. Non so cosa è cambiato dopo, forse ha notato l'impegno e i risultati non troppo pessimi, che anzi dimostravano che potevo realizzare buoni risultati, se ben guidata. Mi ha così dedicato più tempo, rispetto gli altri due maschietti esaminandi come me, ripetendomi quasi in continuazione che la carabina richiede un tempo ben preciso (se si spara in piedi e non con i gomiti appoggiati), ma sempre e comunque attenzione e pensiero concentrato solo sullo sparo e nella respirazione. Se con la Beretta il carrello non riuscivo a muoverlo, di contro la carabina mi offriva una comodissima leva di otturatore, da aprire chiudere prima e dopo lo sparo. Il tutto mentre un Roberto, amico e 'collega superiore', divertito mi aveva raggiunto, immortalandomi ad eterna memoria balistica.

E' finita che al termine della sessione, nonostante fossi stanca anche con la vista, m'è dispiaciuto aver finito: contro ogni previsione mi sono divertita e incuriosita della carabina, oltre che convinta che la praticherò ancora. Ma non la pistola, troppo 'fredda' e pesante, anche se ora ho il dubbio che potrei divertirmi molto con il revolver...

mercoledì 26 settembre 2012

Le Montagne di Avatar sono a Zhangjiajie

Non credevo che le montagne di Avatar esistessero sul serio, come pure pensavo che le immagini montane della tradizionale pittura cinese fossero una sorta di rivisitazione poetica della loro natura.

Ma quando siamo arrivati sulle terrazze panoramiche del parco di Tianzi Mountain, sono rimasta a bocca aperta.

Purtroppo le mie fotografie non riescono a rendere giustizia a panorami che hanno dell'eccezionale. La luce infatti non è stata nostra alleata.
Ciò nonostante è innegabile la poesia di queste colonne di pietra su cui crescono alberi.

Anche dalla cabinovia che ti porta sù in alto lo spettacolo è da levare il fiato, e non solo perchè si passa in mezzo alle montagne, ma perchè si ha l'esatta percezione dell'altezza e se si hanno le mie vertigini è veramente difficile resistere alla tentazione di guardare di sotto, salvo poi spaventarsi stritolando il sedile...

Un paesaggio così unico ed eccezionale che ha meritato l'inserimento nel patrimonio Unesco e che veramente non smette mai di lasciare a bocca a aperta. Terrazza dopo terrazza, scenario dopo scenario, sei lì che ti senti piccolo piccolo difronte tanta meraviglia.

Su e giù tra le scalinate del parco, arrivando a terrazze belvedere, dove il desiderio di fermarcisi tutta la giornata a godere di quella pace è veramente forte. Peccato però che di pace e tranquillità ce ne sia poca: molti i cinesi che si affollano con te sulle terrazze e i loro commenti entusiastici sono molto rumorosi, ma anche questo fa parte del folklore locale...

Ma c'è un altro posto dove persino i rumorosi cinesi rimangono senza fiato: la passerella in pavimento di cristallo, a Tienmen Mountain, posta a non so quanti metri d'altezza.Quella mattina il tempo era brutto e le nuvole avvolgevano tutto... da una parte un vero peccato: abbiamo perso uno spettacolo unico al mondo, ma d' altro canto se tutto non fosse stato così nebbioso, onestamente non so se sarei riuscita a passare (più o meno) serenamente... Considera che la foto qui di fianco è di un tratto di passeggiata non in cristallo, come poi diventerà girato l'angolo della montagna, la cui altezza era forse il triplo di quella che la mia macchinetta è riuscita a riprendere...

E' una delle montagne sacre del Hunan la Tienmen, e infatti non è raro trovare alberi i cui rami sporgenti sul vuoto sono stati adornati di nastri rossi con preghiere scritte in cinese. Anche questa spiritualità così forte regala suggestione e mistero a questa passeggiata sul vuoto. Allora chiudi gli occhi, senti il vento tra gli alberi e immagini qualche campana che diffonde nell'aria suoni bassi e tondi, in perfetto stile orientale. Ed è impossibile non chiedersi come deve essere incredibile il Tibet, se già lì ti senti a un passo dal cielo.


sabato 22 settembre 2012

Le Lanterne Rosse di Fenghuang

Pensieri scritti su sottili palloncini di carta di riso, sollevati in cielo da piccole fiammelle, che si riflettono sul fiume Tuo, confondendosi come lucciole alle altre mille lanterne che illuminano la notte nel centro storico di Fenghuang.

Finalmente eccola lì la Cina del mio immaginario, con i tetti arricciati e le lanterne ad illuminare gli ingressi, tutti con la soglia rialzata, perchè così gli spiriti maligni inciampano e rimangono fuori casa... e l'ho incontrata di sera, la 'mia Cina', illuminata a festa, anche se festa non era. 

E tra quelle mille luci, botteghe artigiane, cuochi all'opera in strada, cineserie di tutti i tipi e fogge, tanti cinesi a spasso che ti guardano stupiti, a volte divertiti nel vedere occidentali a passeggio confusi tra loro, è forte il desiderio di perdersi tra i vicoli, lasciandosi guidare da una lanterna piuttosto che un'altra, ad ammirare misteriosi portali chiusi e magicamente illuminati... ma ligi al protocollo del programma 'accontentarsi' di giocare al tiro a segno con la locale balestra, ridendo della vincita di un bastoncino pulisci orecchie, per poi incontrare lui, il fiume Tuo, che silente attraversa la città, con due file di blocchi paralleli posti per guadarlo a piedi, agili e comodi per chi non ha le mie vertigini e allora si fa accompagnare mano nella mano, cercando di non cadere in acqua quando il traffico pedonale si blocca incrociandosi nei due sensi di direzione...

Poi arriva il giorno e la città vecchia si presenta in tutto il suo splendore di palazzine in legno, ponti coperti e palafitte: seduti ad un 'bar' tra caffè lunghi e pinte di tè al gelsomino bollente, ti guardi introno e ti chiedi come sia possibile che un'antica città cinese ti ricordi Firenze e Venezia, mentre la luce del giorno rivela un fiume vissuto in tutto e per tutto: pesca, turisti in barca, donne al bucato, uomini e ragazzi al bagno e pedoni in attraversamento. In Cina, anche se non potabile, l'acqua è alleata e compagna di vita.

E la prospettiva dal fiume anche è diversa: le palazzine sembrano fragili, pronte a crollare al primo alito di vento, e le lanterne paiono tristi senza la loro anima di luce interna, ed in attesa della notte che le farà brillare ancora.

Ma Fenghuang non è solo una città storica, è anche una ridente cittadina moderna nell'area della minoranza etnica Miao: passeggiando nelle strade vedi una cosa rara: tante donne incinte e tanti bambini con adorabili musetti curiosi di te, dei tuoi grandi occhi tondi e del tuo naso immenso, con le mamme che si fermano a sorriderti, e cercano di convincere il piccolo miao che non siamo esseri alieni di un altro mondo, anche se forse i piccoli miao hanno ragione...

E mentre la vita a Fenghuang scorre come in tutte le cittadine di provincia del mondo, con le donne e i bimbi al mercato, gli anziani a giocare in strada o simil 'bar', mentre le automobili non hanno alcuna intenzione di parti passare, anche se sei sulle strisce, le lanterne rosse dondolano dolcemente, guardiane di un passato che sopravvive nelle loro luci notturne.

giovedì 20 settembre 2012

A Spasso in Hunan

In Cina. Che già detta così è evocativa di chissà quali paesaggi e scenari suggestivi. Poi vai a cercare nella cartina dove di preciso andrai e la curiosità diventa ancora più forte...

Nazione strana la Cina, dove il passato sopravvive negli angoli delle strade, nel protocollo ufficiale e negli occhi a mandorla che il più delle volte ti guardano di sottecchi... Sì perchè a un certo punto, precisamente nelle strade di Fenghuang, eravamo gli unici occidentali, e da come erano curiosi, forse anche rari.

Anche perchè non è semplice muoversi in certe zone della provincia. Noi avevamo un simpatico autista, che rappresentava il prototipo del guidatore cinese: spericolato. Bravo, eh, ma spericolato. Tanto che ancora adesso mi domando come abbia fatto ad evitare un paio di frontali: un esempio? Sorpassi in curva, eleganti e disinvolti, sia che si stesse in città, sia che si stesse in stradine di montagna. Se poi eravamo pedoni, non eravamo più sicuri: senza semaforo è praticamente impossibile attraversare anche sulle strisce.

Spericolati al volante, ma assolutamente privi di elasticità mentale. Se in questo viaggio ho fatto la brava e mi sono mantenuta nel gruppo, senza smaterializzarmi dietro a qualche angolo alla ricerca dell'essenza perfetta del luogo, il mio italico estro ha inconsapevolmente messo in difficoltà la guida, la nostra delegazione e temo anche il gruppo totale delle delegazioni... questo il fatto: eravamo a Changsha e dovevamo passare una notte a Chenzhou, per l'inaugurazione del Festival che ci aveva portati lì, ma il giorno dopo dovevamo ritornare nello stesso hotel di partenza. Sicchè senza starmi a portare armi e bagagli, decido d'infilare l'essenziale nella sacca del laundry, che tanto il giorno dopo l'avrei riportata. Solo quando erano ormai oltre 20 minuti che la nostra guida parlottava nella lobby, m'è venuto il dubbio che fosse la mia pensata creativa a creare problemi. Ed infatti ero io. E' finita che mi hanno dato una bustina in simil cotone per le scarpe al posto della laundry...

Peggio però è andata al buon Paolo, che involontariamente ha bloccato persino la cerimonia d'inaugurazione stessa: dovevamo muoverci in blocco, come tanti cinesini ben organizzati, ma per errore della guida che non ha comunicato i tempi, lui se l'è presa comoda, portando un ritardo alla macchina operativa di circa 20 minuti.... Che poi, la cerimonia stessa è stata interrotta da un diluvio universale che ci ha visti correre via, in strade letteralmente allagate, mentre io e Sandra ridevamo con le lacrime agli occhi, e ringraziavamo l'efficienza cinese che aveva portato sulle sedie robusti impermeabili di pura plastica, spero riciclata.

Però il riciclo non sembra ancora nelle loro corde, come neanche il risparmio energetico: arrivati di notte abbiamo subito visto come i profili dei grattacieli siano allegramente sottolineati da file di lampadine, mentre le strade commerciali di grande richiamo ricordano Piccadilly Circus. Eppure c'è da dire che si sono fatti in quattro per noi, cercando di assecondarci in tutto, anche rispedendomi in altro albergo il carica batteria del cellulare dimenticato in non so più quale hotel. Da lì la nostra guida, Sirya, è diventata la nostra Super Sirya.

Infatti all'inizio si era dimostrata distratta e poco entusiasta di stare con noi, arrivando anche ad essere estremamente sgarbata con le altre rappresentanti che ci erano assegnate: probabilmente si trattava della solita competitività femminile, perchè quando non ha più dovuto dividere il palco, è diventata veramente brava, tanto da diventare super.

In tutto ciò però eravamo incastrati in orari e appuntamenti ufficiali, in luoghi che dell'immaginario che puoi avere della Cina, proprio non c'entravano nulla. Incastrati in conferenze stampa di due ore in perfetto mandarino senza traduzione, con giornalisti locali che russavano sonoramente e l'ironia di Giuseppe che ci ha accompagnato per tutto il viaggio.... Al terzo giorno ormai disperavo di trovare qualcosa di 'autentico', tanto da mettermi a disegnare le rare case tradizionali che il treno ad alta velocità non mi permetteva di fotografare...

Ma poi le speranze le ho ritrovate arrivando prima nella città di Fenghuan, e dopo a Zhangjiajie, che però solo in Italia finalmente sono riuscita ad associare alla pronuncia di Ciangiagè, con somma disperazione di Alessio, ufficio stampa dell'Ente ospitante, che ha avuto il merito, non solo di portarci in questo incredibile fazzoletto di terra, ma anche di avermi ricordato pensieri e parole seppelliti nella memoria.

Ma se penso a questo viaggio, ancora vivo nella memoria, sono i suoni che mi tornano alla mente: dai mistici gong delle rappresentazioni tradizionali, ai grilli che coralmente musicavano le notti, passando per il vento tra gli alberi del parco di Tianzi Mountain, fino al sottile strofinio dei pennelli a dipingere ideogrammi (o pittogrammi, o ...?) cinesi su grandi fogli... ma penso soprattutto al nostro Jingle Bells sparato a palla nelle strade di Fenghuang dal camioncino pulisci strada (che di fatto la allagava). Indimenticabile.

Come indimenticabili sono le usanze igieniche sanitarie dei cinesi, che preferisco qui tacere, ma che se decidi di muoverti nella provincia meno turistica della Cina, devi mettere in conto e rispettare. Ma abituati anche ai modi cinesi sgraziati e urlanti, ben oltre i limiti dell'occidentale educazione. E' bene infatti che tu faccia lo sforzo di mettere da parte le tue abitudini, e di guadare alle loro senza pregiudizi, pena: la possibilità di perderti i sorrisi dei bambini che ti guardano come se fossi un marziano -cosa di fatto sei - e l'entusiasmo degli adulti che sono proprio felici di accoglierti nella loro terra.

Ma anche la bellezza dei suoi paesaggi, però questo è un altro post.


l'immagine della cartina è presa da wikipedia.



giovedì 6 settembre 2012

Il Genio della Valigia

I viaggi cominciano sempre così, dalla presa della valigia. Il trolley in cima l'armadio, coperto da un telo di plastica per evitare la polvere, una scaletta per recuperarla e la gatta che corre a nascondersi offesa perchè sa che stai partendo.

Poi, aprire il trolley è un po come aprire lo scrigno dei paesi lontani... come per magia, i ricordi dei viaggi già fatti puoi vederli quasi come vedresti uscire un genio dalla lampada: fumoso e colorato, solo che questo è il Genio della Valigia. E si manifesta evocando le immagini delle altre partenze, in cui c'è sempre la tua fedele valigia, compagna di traversate in rare automobili, su tanti treni, o più spesso in volo, su grandi aerei intercontinentali, o piccoli tipo Cessna, a spasso su strade asfaltate in Europa o vialetti sterrati in Kenya o Nicaragua. Sempre con te, e per grazia divina mai smarrita su qualche nastro trasportatore verso altre destinazioni (ma non diciamolo troppo ad alta voce, che c'è sempre una prima volta).

Finito l'effetto nostalgico, il Genio della Valigia lo vedi che biricchino si appoggia sul bordo della valigia e ti soffia in faccia la polvere luminosa dell'emozione da prossima partenza.

Con i vestiti e le utility varie sparse sul letto intorno al trolley aperto, già ti sembra di vedere i posti che ancora non conosci, ti sembra di vivere le emozioni che ancora non hai provato, di aver imparato a conoscere persone di cui ora ignori l'esistenza... e l'impazienza cresce, tanto da distrarti nel 'fare la valigia'.

Così ti concentri sulle maglie da piegare bene, i pantaloni comodi e quelli per ogni occasione, la biancheria e il kit di medicina d'emergenza vicino al beauty, le scarpe da trekking e tacco 12, dovesse mai esserci una cena importante. Senza dimenticare l'adattatore, i vari carica batterie, le macchine fotografiche -digitale e a pellicola- e il diario di viaggio... ma queste sono tutte cose da zaino a mano: non sfidiamo la fortuna. 

Quando è tutto pronto, ordinato e sistemato, è il momento che il Genio della Valigia torna a farsi vedere, facendo capriole e piroette scintillanti: è la tua gioia, l'emozione per ripartire all'avventura che lo fa volteggiare, per poi tuffarsi tra i tuoi panni, mentre chiudi il trolley pronto e pensi che sì, i viaggi cominciano dalla presa della valigia.




martedì 4 settembre 2012

La Chiesa s'è Persa nei Secoli

'La chiesa è indietro di 200 anni', parola di Cardinal Martini, di cui personalmente sentirò molto la mancanza, ma che nel mondo strettamente cattolico non ha avuto tante simpatie, proprio per queste sue dichiarazioni così progressiste. Tant'è che ieri sera Antonio Socci, giornalista cattolico, ospite della prima puntata de L'Infedele, ha detto a Lerner che 'in questa frase c'è tutto l'errore di Martini', perchè la chiesa non deve essere contemporanea, ma rimanere ferma 2000 anni fa. Ovvero Martini s'era perso uno zero e a me son venuti i brividi.

Una chiesa ferma a 2000 anni fa significa una società simile a quella islamica, dove il testo sacro è incriticabile e non interpretabile, dove le donne sono nulla... ma poi ho pensato che la dichiarazione di Socci, nel suo voler essere provocatoria, a ben pensare non è così fuori logica.

La chiesa come la conosciamo oggi, con i suoi dogmi, le sue regole, le sue logiche, è il frutto di una serie di passaggi storici: esempio su tutti il Concilio di Lione, che nel 1274 stabilì l'esistenza del Purgatorio. Nota bene: hanno 'inventato' il Purgatorio 1274 anni dopo Gesù: di fatto nel corso dei secoli un gruppetto di uomini auto incensati di Spirito Santo, ha portato la chiesa ad avere le attuali regole...

Alla fine, mi sembra che progressisti e reazionari cattolici concordino su una cosa: così com'è la chiesa non funziona perchè s'è persa nel corso dei secoli. 






sabato 1 settembre 2012

L'Attimo che ti Cambia la Vita

Di solito non te ne accorgi quando la vita cambia: una mattina ti svegli e capisci che le cose sono cambiate,  che la tua vita non sarà mai più come prima, e magari rimani confuso e disorientato, cercando di capire come e perchè accade. Ma se dovessi guardarti indietro per comprendere il quando e come, ti accorgeresti che non sei capace di farlo: come granelli di sabbia, piccoli eventi si sono sommati, sovrapponendosi lentamente, così da modificare la tua vita, come una duna modifica il deserto.

Ma ci sono altre volte, per la verità più rare, in cui lo vedi l'attimo esatto che ti cambia la vita. Ha una forma fisica quell'attimo, ed è la forma che avrà poi nei tuoi ricordi, che magari corrisponde a delle nuvole che corrono veloci in cielo, o il paesaggio urbano da sopra una scalinata, o il viso di una persona. Perchè quando hai consapevolezza che da quel momento le cose non saranno mai più come prima, ciò che ti circonda diventa la scenografia del tuo personalissimo spartiacque. E ti porta nella dimensione del cambiamento stesso, nel suo 'dentro' ... un po come un surfista che attende l'onda perfetta, quella della vita, e poi, d'improvviso se la sente sotto la tavola, e gli tremano i polsi, perchè non può più allenarsi, prepararsi, può solo cavalcarla dando il meglio di sè.

Ed è inebriante. 
Perchè l'attimo che ti cambia la vita è pieno di promesse, che solo tu puoi mantenere.